Franco Miglietta

Franco Miglietta, ricercatore del Cnr, ha spiegato il ruolo della vegetazione nella regolazione del clima

L'effetto serra è il principale responsabile del riscaldamento globale. Delle sue entità, dei responsabili e soprattutto dei possibili interventi ha dato un'esaustiva spiegazione Franco Miglietta, ricercatore dell'Istituto di biometeorologia di Firenze (CNR-IBIMET), intervenuto al sesto incontro del ciclo “I giovedì della scienza”. A presentare il ricercatore il presidente dell'Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona Galeazzo Sciarretta.

Il ruolo della biosfera. La biosfera è quella parte del nostro pianeta dove vive la maggior parte degli organismi viventi. Il suo ruolo nel condizionare il funzionamento della Terra si è scoperto essere centrale. “Se non ci fosse la biosfera il nostro pianeta si comporterebbe in modo molto diverso – ha affermato Miglietta – e il mio compito è proprio quello di capire com'è possibile che questa strisciolina verde abbia così tanta influenza nel determinare i cambiamenti climatici”. Un chiaro esempio di questo fenomeno è dato dall'osservazione della piovosità su due territori situati alla stessa latitudine ma caratterizzati da un ambiente molto diverso: la parte nord occidentale dell'Africa e la zona centrale del continente americano. Sulle coste di entrambi i territori la piovosità è pari a 1600 ml di acqua l'anno. La situazione cambia spostandosi verso l'interno: in America la piovosità si mantiene costante, in Africa è invece quasi pari a zero. Perchè?Nella zona centrale dell'America Latina si estende la Foresta Amazzonica in cui la vegetazione svolge un ruolo di regolazione del sistema climatico formidabile – ha spiegato Miglietta – a differenza della zona nord africana dove la presenza del deserto del Sahara rende nulla la vegetazione.” La domanda che sorge spontanea è: “Ci sono i boschi perchè piove o piove perchè ci sono i boschi? La risposta non è facile ma queste osservazioni fanno pensare che è la biosfera che regola in gran parte il meccanismo climatico”.

La produttività primaria. La capacità delle piante di trasformare una sostanza mineraria inorganica, come l'anidride carbonica, in sostanza organica prende il nome di produttività primaria. Un fenomeno naturale che sfrutta il ciclo del carbonio regolato dalla biosfera. Questa infatti in primavera e in estate assorbe anidride carbonica formando la vegetazione, mentre in inverno e in autunno la riemette nell'atmosfera. Gli scienziati hanno osservato che negli ultimi anni c'è stato un incremento della produttività primaria a livello globale e subito si sono chiesti se la causa sia l'aumento della vegetazione o l'aumento della produzione della vegetazione. “In Italia negli ultimi 15 anni la superficie forestale è aumentata del 19% ma la produzione forestale è aumentata del 38% – ha sottolineato il ricercatore – e da questi dati è chiaro che la causa principale è l'incremento dell'attività vegetativa”.

Si passa all'azione. Il nodo centrale del problema è quello di riuscire a sfruttare questi fenomeni per ridurre i rischi associati all'aumento dell'effetto serra. “Se noi riuscissimo a prendere un pezzo di questa produttività primaria si altererebbe il ciclo del carbonio a nostro favore perchè parte dell'anidride carbonica che la biosfera ha assorbito durante l'estate non tornerebbe nell'atmosfera – ha spiegato Miglietta; e ha proseguito – la soluzione si trova nel carbone vegetale, scoperto lungo il Rio delle Amazzoni e presente in questa terra da più di 2500 anni. Il carbone vegetale è un prodotto dell'uomo costituito per l'80% di carbonio – ha precisato – e se questo carbone viene messo nel suolo sappiamo che il carbonio presente al suo interno non torna in circolo nell'atmosfera”.Gli effetti positivi di questa operazione sono molteplici:aumento della fertilità del suolo e quindi della produzione, diminuzione dello stress idrico delle piante e dell'impiego di fertilizzanti. “La cosa che più fa riflettere – ha concluso Miglietta – è rendersi conto che la soluzione al problema arriva dal passato e ha addirittura 2500 anni di vita”.