Il testo della lettera inviata martedì 7 settembre ai ricercatori dell'ateneo

Cari Colleghi,

mi rivolgo a voi con la piena consapevolezza che  i Ricercatori Universitari  non possono essere considerati più  “i giovani”dell’Ateneo, in parte perché molti non lo sono  per nulla, ma soprattutto perché essi sono una componente vitale e strutturale del corpo accademico. Essi sono, piuttosto, una fascia di personale sulla quale si sono giocati da decenni una serie di ipocriti ed irresponsabili interventi legislativi senza mai  affrontare alla radice la questione dello stato giuridico che ancor oggi, ai sensi dell’art.34 della 382/80, corrisponde a quello della categoria messa ad esaurimento degli Assistenti Universitari. E’ con questa irresponsabilità politica, – da me denunciata ripetutamente con dichiarazioni facilmente reperibili nel testo di miei interventi pubblici, quali “ ormai la questione universitaria, come credo di avere ragionevolmente documentato, è interamente “politica”, e sarebbe un madornale errore continuare a confinarla nelle competenze degli universitari”  – che si è  consentito di giungere alla situazione odierna che Voi  denunciate e che i governanti conoscono perfettamente, come dimostrano le ultime tre legislature che stanno finalmente affrontando il problema.

I principi che Voi rivendicate sono del tutto corretti e sono stati integralmente fatti propri dalla Assemblea CRUI , la quale, in reiterate mozioni al Governo, il 25 marzo, il 29 aprile,  l’ 11 giugno, l’8 luglio, il 3 agosto 2010, lo ha sollecitato ad attuare  “…. il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto dai ricercatori nella vita universitaria, da concretare in un piano straordinario, debitamente finanziato, che consenta la chiamata ogni anno di almeno 2000 ricercatori a tempo indeterminato che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica a professore associato”, denunciando contestualmente “come, nella manovra finanziaria…., il personale universitario sia stato fortemente colpito e fatto oggetto di un intervento di contenimento della spesa che non trova riscontro nel trattamento riservato ad altre categorie del pubblico impiego,….. particolarmente punitivo per i giovani ricercatori, nonché per i professori associati e ordinari ai livelli iniziali della carriera,”e dichiarando di ritenere “indispensabile esentare dal blocco degli scatti il personale ricercatore e docente più giovane, almeno entro la V classe stipendiale di ciascuna fascia, e ….che venga estesa anche ai professori e ai ricercatori universitari la disposizione di cui al comma 22 dell’articolo 9 che ripristina, a conclusione del blocco per il 2011-2013, scatti e aggiornamenti stipendiali recuperandone gli importi.”

Mi permetto di aggiungere, essendo componente della giunta CRUI, che queste richieste non sono cadute nel nulla presso i nostri interlocutori diretti, pur avendo trovato un ostacolo reale nel fiero dibattito avvenuto all’interno del Consiglio dei Ministri per varare una manovra straordinaria, ma necessaria,  di ben 24 Miliardi di Euro. Sono testimone della piena presa di coscienza da parte del Ministro Gelmini di questi aspetti finanziari punitivi per la nostra categoria e della volontà di non desistere dalla loro rivendicazione, così come la CRUI, dal suo canto,  ha dichiarato lo scorso  agosto che “…riproporrà con forza – alla ripresa autunnale e in relazione all’avvio dell’esame alla Camera del DDL – le misure correttive ancora necessarie e possibili, a cominciare dall’avvio di un piano pluriennale di reclutamento…. aggiungendo che….scelte e comportamenti della CRUI e del mondo universitario alla vigilia dell’avvio del nuovo anno accademico non potranno in ogni caso non dipendere dalle quantificazione, non  più dilazionabile, delle effettive risorse ad esso destinate “

Mi sembra opportuno porre in evidenza questi aspetti perché registro una ricorrente tendenza, reperibile in particolare al di fuori della Vostra fascia, la cui protesta si fonda su questioni reali, a rappresentare una sorta di colpevole connivenza tra Ministero e Rettori nella accettazione di questi provvedimenti. Nulla di più falso, come si può evincere non solo dalle prese di posizione ufficiali sopra riportate – prese di posizione della CRUI che, si badi bene, non è il “sindacato” dei Rettori, come qualcuno sembra credere, ma l’organo politico cui aderiscono tutte le Università, non i Rettori! – ma da  alcuni fatti concreti  che ho già riferito in occasione di un recente incontro con i rappresentanti dei Ricercatori negli organi collegiali, e che sono convinto debbano essere responsabilmente valutati per quanto essi possono  significare quale grande opportunità per convertire un provvedimento temuto come una sorta di condanna, in una grande opportunità.

Non ho incontrato i Ricercatori in luglio perché avrei potuto offrire solo dichiarazioni di solidarietà e prospettive, cioè cose che io definisco “chiacchiere”. Li ho incontrati volentieri alla fine d’agosto quando, pronti per una manovra finanziaria per il 2010 e per un bilancio di previsione per il 2011 assai significativi, potevo offrire proprio fatti concreti al posto di chiacchiere.

Le preoccupazioni delle Università italiane rispetto ai Ricercatori sono legate al fatto che esse, per condizioni finanziarie dissestate o ai limiti della sostenibilità e a causa di disinvolte politiche del reclutamento del passato che hanno condotto al superamento del limite soglia del 90% di spesa per il personale, malgrado la  legge di riforma  all’art 24 consenta di riservare per 6 anni il 50% del reclutamento alla valorizzazione del personale interno meritorio, non ne potranno trarre alcun vantaggio concreto, per mancanza di  fondi.

L’Università di Verona, che ha adottato politiche di rigore – mi si permetta di dire – coraggiose nel passato, quale per prima la sofferta scelta di optare per la non concessione del biennio aggiuntivo ai settantenni,  ha potuto raggiungere l’obiettivo di accantonare fondi  e rispettare i vincoli di spesa in misura tale da poter offrire oggi ai Ricercatori, ma anche agli Associati, la possibilità di essere chiamati nella fascia superiore qualora vincitori di idoneità fuori sede. Il progetto che coltiviamo, e che sarebbe già stato portato a delibera se fossimo stati messi nelle condizioni di fare la manovra finanziaria per il 2010, è quello di riservare a tale un fondo ad hoc di 1 M di euro per il 2011, ricostituibile negli anni successivi, riservato alla chiamata di personale interno a tempo indeterminato che abbia acquisito la futura abilitazione.

E’ un investimento, per l’Università di Verona e per i Ricercatori, che ancora una volta invito a desistere dal proposito annunciato da alcuni di essi di astenersi dallo svolgere le attività didattiche previste con il loro impegno dall’offerta formativa deliberata dalle Facoltà.  Come ho avuto occasione di sottolineare alle Vostre rappresentanze, questa protesta non colpirebbe un Governo che aspira ad una radicale decurtazione dell’offerta didattica, ma l’Ateneo che ha costruito la propria consistenza e solidità su un ricco manifesto degli studi. Soprattutto, questa astensione, obbligandoci contrattualmente a garantire i corsi mediante il ricorso a contratti e supplenze a titolo oneroso, richiederebbe un impegno finanziario assai oneroso che metterebbe in seria discussione la realizzabilità di quella manovra finanziaria sopra descritta a favore dei futuri passaggi di fascia, a carico della intera categoria di  Ricercatori ed Associati che confidano oggi in prossime opportunità.

Voglio anche chiarire che il mio dichiarato auspicio per una rapida conclusione dell’iter parlamentare del DDL non va a supporto indiscriminato di tutti i contenuti di quel disegno, che avrebbe potuto essere costruito in modo più efficace e completo, ma delle innegabili innovazioni che in esso sono contenute, soprattutto in ordine a valutazione, merito e strutture di governo. In particolare, non si dimentichi che alla promulgazione di questo DDL conseguirebbe la cessazione di quei provvedimenti urgenti, quali la 133/2008 e la 1/2009 ai quali si debbono imputare le gravi limitazioni delle libere scelte di reclutamento che ci costringono oggi a privilegiare fino al 60% i nuovi ingressi. Cosicché, se il DDL passa, potremo attuare appieno una programmazione pluriennale dell’ingresso nella fascia superiore dei nostri ricercatori a tempo indeterminato e dei nostri Associati, mentre, se per qualche ragione il DDL non andasse a buon fine, mettiamo pure in conto u’altra stagione di decreti di contenimento e di riduzione della spesa.

Siamo una buona volta alla vigilia di una riforma sulla quale è pur legittimo dichiarare alcune criticità. Tuttavia, pur non arrivando al limite del paradossale auspicio di una “qualsiasi riforma purché una riforma ci sia”, credo in modo convinto che questa sia in ogni caso migliorativa rispetto alla  infelice e vulnerabile situazione attuale che tutti noi ed altri da tempo abbiamo denunciato. Conservarla oggi rappresenterebbe il massimo dell’autolesionismo.

Per queste ragioni rinnovo l’invito già fatto a non mettere in ginocchio la nostra offerta didattica, di consentirci di riservare i nostri non pochi, ma nemmeno illimitati, fondi agli investimenti futuri per il corpo docente e di mettere quindi a frutto, nell’interesse dell’Università di Verona, dei suoi docenti e della sua missione a favore della Società, quelle lungimiranti operazioni che abbiamo eseguito negli ultimi anni nella consapevolezza dell’approssimarsi di tempi difficili, nei confronti dei quali abbiamo lavorato per non esserne colpiti, istituzione  e personale tutto.