Simone Gozzano e Claudia di Giorgio

Simone Gozzano dell'Università de L'Aquila ha presentato il suo volume edito da Carocci

Cosa si intende con coscienza? Di questo si è parlato nel corso della presentazione del volume “La Coscienza” di Simone Gozzano, edito da Carocci nella collana Le bussole. L’evento era uno degli appuntamenti di Infinita…mente, il week end di scienze e arti a Verona.

Coscienza: come la possiamo definire? E' stato questo il primo quesito della giornalista Claudia di Giorgio al filosofo. “In effetti – ha dichiarato Gozzano – tutti sanno cos’è, il problema è definirlo. Come monologo interiore, dove il parlarsi diventa il monitorare ciò che accade; come apprensione qualitativa, ad esempio per la percezione delle sensazioni. Si parla quindi di 'dimensione qualitativa' e 'cognitiva'. Non sempre questi due aspetti vanno d’accordo. L’amaro come gusto può essere solo percezione. Come d’altro canto la presa alla bocca dello stomaco può essere paura o angoscia.”

Come stanno affrontando la coscienza i neurologi? “Ci sono tante risposte quanti scienziati. E’ una fenomenologia molto complessa. Ad esempio il grado di attenzione: in realtà l’attenzione è molto selettiva. Se si chiede a un gruppo di persone di concentrarsi su un video per contare il numero di giocatori di basket che stanno giocando, nessuno noterà un gorilla che passa in mezzo al campo.”

Il concetto di autocoscienza è più solido? “Il piano della coscienza ha più a che vedere col piano qualitativo. La consapevolezza invece con quello cognitivo. Ad esempio lo scoppio di una risata: è possibile attivarla con l’attivazione elettromagnetica. Il soggetto è cosciente di ridere ma non consapevole. Quindi alla domanda 'perché ridi?' inventa una storia.”

Chalmers e Dennet: figure emblematiche dei due poli estremi? “Chalmers ritiene che la coscienza sia un fenomeno naturale e fondamentale. E quindi non riconducibile ad un altro fenomeno di tipico fisico, chimico. Quindi ci sono dei limiti intrinseci nella spiegazione, perché si tratta di elementi naturali 'emergenti', non deducibili. Dennet sostiene che è proprio questo chiacchierarci addosso ad intrappolarci nel pensiero di una definizione di coscienza. Negli scritti preomerici non si parla di coscienza: i monologhi interiori venivano trasferiti agli Dei. Ora che siamo svincolati da una ricchezza di divinità, rimane il flusso di coscienza.”

La coscienza è un fenomeno fisico che posso studiare o c’è anche qualcosa d’altro? ”Se c’è qualcosa d’altro? Di solito sono materialista: credo sia abbastanza quello che c’è. Ci regoliamo l’un l’altro sfruttando questa macchina che è il cervello”.