Alberto Scandola

Il fumo nel cinema, il punto di vista di Alberto scandola, ordinario di Storia e critica del cinema dell'ateneo

Colazione da Tiffany. Si fumava nei gangster movie e nei western, perfino Rita Hayworth e Shirley McLaine non si tiravano centro indietro. Tutti con la sigaretta in bocca, anche gli spettatori. Ma accendersi una sigaretta sullo schermo cosa comporta? A fare il punto sulla rilevanza del fumo nei film è Alberto Scandola, docente di Storia e critica del cinema.

A bout de souffle. Fumo intertestuale, dunque simbolico, ma allo stesso tempo concreto, tale da rinviare anche a se stesso: la parola dell’attore è sporcata dalla sigaretta.

Thank you for smoking è forse uno dei lavori più interessanti degli ultimi anni.

Che significato ha o può avere fumare in un film?
Personalmente vedo il fumo come figura di comunicazione, movimento da un corpo verso un oggetto o un altro corpo, elemento plastico che può intervenire sul tessuto cromatico dell’immagine.

Molti potrebbero pensare che la sigaretta sullo schermo sia mera pubblicità e inciti ad un comportamento non salutare. Qual è il suo punto di vista?
“Non salutare” è quel cinema che lascia lo spettatore senza domande e non lo costringe a lavorare dentro di sé. Un cineasta non deve preoccuparsi se incita o non incita. Immorale o non salutare non è mai il gesto di un attore, ma il modo con cui il regista racconta o filma questo gesto.