A group of graduates throwing graduation caps in the air

Ottimi risultati occupazionali per gli studenti dell’ateneo scaligero

Laurearsi all’ateneo scaligero permette un accesso diretto al mondo del lavoro. Lo dimostra il XXI Rapporto (2019) di Almalaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati presentato al convegno “Università e mercato del lavoro”, tenutosi all’università La Sapienza di Roma il 6 giugno. L’indagine ha interessato 75 università, coinvolgendo 630 mila laureati di primo e secondo livello degli atenei appartenenti al Consorzio. 

L’indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 7240 studenti dell’ateneo scaligero ad uno e a cinque anni dal conseguimento del titolo. Ad un anno dalla laurea triennale, è occupato l’84,8% rispetto all’80% del Veneto e alla media nazionale che si attesta al 72,1%. Il dato dell’università veronese è in continua crescita, nel 2017, infatti, secondo il rapporto Almalaurea, risultava occupato a un anno dal titolo l’80% dei laureati triennali all’ateneo veronese.

Ugualmente positivi i dati occupazionali per i laureati magistrali. Ad un anno dalla laurea è occupato l’81,9% (in particolare 84,6% per i magistrali biennali e 72,3% per i magistrali a ciclo unico), quando la media nazionale si ferma al 69,4% (la media nel Veneto è al 78,3%). A cinque anni dalla laurea il risultato è ancora più confortante, con l’88,6% dei laureati scaligeri che ha trovato lavoro, dato superiore alla media nazionale (85,5%).

Nel rapporto, Almalaurea riporta anche il profilo dei laureati dell’università di Verona, dal quale emerge un alto gradimento: il 70,9% degli intervistati sceglierebbe nuovamente di iscriversi al medesimo corso e al medesimo ateneo, mentre l’8,9% si riscriverebbe all’ateneo veronese, ma cambiando corso.

Tommaso Dalla Massara, delegato del rettore all’Orientamento e alle strategie occupazionali, commenta:

“I risultati Almalaurea del report 2019 rappresentano per me l’occasione per un bilancio, al termine di sei anni di lavoro sul tema del raccordo tra università e mondo del lavoro, dell’impresa e delle professioni. Il dato da cui vorrei partire è quello, che reputo nient’affatto di dettaglio, dei tirocini: nel nostro ateneo i tirocini sono in numero del 20% in più rispetto alla media nazionale. È un modo per dire che lo sforzo di costruzione di un sistema basato sull’anticipazione dell’inserimento nel lavoro parte da cose piccole ma molto concrete. Il cospicuo campione censito da Almalaurea restituisce ottimi risultati rispetto la media nazionale: 84,8% di occupazione dei nostri laureati triennali, contro il 71,2% nazionale, a un anno dal titolo; per i laureati di secondo livello, il dato è del 81,9% per i veronesi, contro il 69,4% nazionale. I livelli di retribuzione, inoltre, sono leggermente superiori alla media nazionale. Gli sforzi che gli studenti compiono sono, quindi, premiati dal mondo del lavoro: teniamo conto, infine, che Verona ha il 10% in più di laureati in corso, rispetto al dato nazionale. Quale obiettivo mi piacerebbe che fosse perseguito nei prossimi anni? Parto da un dato: quasi il 30% di studenti proviene da fuori Regione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di incrementare il dato, in sé già buono, per rendere Verona una sede di grande attrattività nazionale. L’ateneo lo merita, ma anche la città ha tutte le carte in regola: dalla sua bellezza alla collocazione geografica, dalla comodità dei collegamenti alla vicinanza al cuore dell’Europa. Qualche riflessione in più, su placement ed Europa, faremo a ottobre al prossimo Festival del Placement, “Univerò 2019”.

 

Performance occupazionali. Secondo il rapporto Almalaurea, gli occupati a un anno dalla laurea triennale a Verona arrivano a ricoprire l’84,8%. Il 20,4% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, il 52% su un lavoro a tempo determinato, mentre l’8,7% svolge un’attività autonoma. La retribuzione è in media di 1.229 euro mensili netti, superiore sia alla media veneta (1.199 euro) che a quella nazionale (1.169 euro). Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Il 67,3% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 59,6% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.

Tra i laureati di secondo livello intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari all’81,9%. Il 23,2% degli occupati può contare su un contratto a tempo indeterminato, a confronto del 38,2% dei lavoratori non standard e il 12,6% di autonomi. La retribuzione è in media di 1303 euro mensili netti, che sale a 1.487 euro netti mensili a cinque anni dal diploma magistrale. Il 56% degli occupati ritiene la laura conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo, inoltre il 50,7% dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi.

Per i laureati a cinque anni, i lavoratori sono pari all’88,6% (88,2% per i magistrali biennali e 90,3% per i magistrali a ciclo unico), di cui il 55,6% sono assunti con contratto a tempo indeterminato, il 18,6% svolge un lavoro non standard e il 17,7% un lavoro autonomo.

Profilo dei laureati. I laureati coinvolti nel rapporto sono 4884, tra cui 3244 di primo livello, 1258 magistrali biennali e 375 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma. Alta la soddisfazione per l’esperienza universitaria: l’88,9% degli intervistati si ritiene soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’85,6% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. Più in generale, il 90,6% dei laureati si dichiara soddisfatto della propria carriera universitaria nell’ateneo scaligero. Per quanto riguarda la provenienza geografica, arriva da fuori regione il 27,4% dei laureati e la quota di cittadinanza estera è pari al 3,7%. È in possesso di un diploma di tipo liceale il 69,9% dei laureati, mentre il 25,4% possiede un diploma tecnico. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale. Il 10,7% di studenti ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea, mentre il 79,4% ha svolto tirocini.

L’età media alla laurea è 25,4 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,5 anni per i laureati di primo livello e di 27,3 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore. Il 63,1% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 62,7% per i triennali e il 70% per i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 102 su 110: 99,4 per i laureati di primo livello e 107,7 per i magistrali biennali.