Inquinamento e osteoporosi. Quale legame?

Un recente studio dell'università di Verona indica l’esposizione a particolato sottile come fattore aggravante della malattia

L’osteoporosi è una patologia estremamente diffusa in Italia caratterizzata da un aumento della fragilità ossea legato soprattutto all’invecchiamento ed è spesso causa di aumentata mortalità e disabilità. Un recente studio dell’ateneo veronese guidato da Giovanni Adami, dottorando in Scienze biomediche cliniche e sperimentali della sezione di Reumatologia del dipartimento di Medicina, evidenzia come l’esposizione cronica a particolato sottile PM 2,5 aumenti il rischio di sviluppare problematiche ossee.   

Nello studio Association between exposure to fine particulate matter and osteoporosis: a population-based cohort study, pubblicato sulla rivista scientifica “Osteoporosis International”, sono stati inclusi 59.950 pazienti provenienti da 110 province italiane. L’esposizione a livelli crescenti di PM 2,5 – quelle particelle atmosferiche solide e liquide sospese nell’aria – è stata associata in modo negativo ai livelli di densità minerale ossea nel collo del femore e nella colonna lombare. Da questi risultati il team veronese ha potuto rilevare come l’esposizione cronica a particolato sottile aumenti il rischio di osteoporosi di circa il 15%.

“Questo studio – dichiara Adami – ha importanti conseguenze sia sociali che cliniche. Politiche volte a ridurre le emissioni di particelle sottili sono necessarie anche al fine di prevenire l’osteoporosi. Questa raccomandazione deve essere di particolare interesse soprattutto in quelle regioni altamente industrializzate in cui le emissioni sono in rapido aumento e la popolazione sta invecchiando più velocemente che mai”.

La ricerca è frutto di una collaborazione con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) oltre ad inserirsi in un progetto più grande e ambizioso sulla ricerca dei fattori associati alle malattie reumatologiche muscolo-scheletriche.