Quale transizione ecologica: aggiustamento, cambiamento, discontinuità?

Giovedì 25 marzo sono state approfondite diverse cornici di pensiero che possono orientare verso la transizione ecologica

 “Quale transizione ecologica: aggiustamento, cambiamento, discontinuità?” è il titolo del webinar che si è tenuto il 25 marzo in cui alcune studiose e studiosi si sono confrontati sull’importanza di questa trasformazione e cosa possiamo fare per renderla concreta. L’iniziativa era inserita nel ciclo “Diffusioni: l’Università incontra la città”, con autori, esperti che forniscono alla cittadinanza chiavi utili di lettura per orientarsi nella società e fornendo validi strumenti per comprendere il futuro che si sta delineando.

Il giornalista Stefano Liberti autore del libro Terra bruciata. Come la crisi ambientale sta cambiando l’Italia e la nostra vita, ha descritto i cambiamenti climatici durante il 2019, interrogandosi sui suoi effetti nel nostro paese. Fin troppo spesso, questo mutamento sembra qualcosa lontano nel tempo ma dovremmo mettere in atto delle strategie per contrastarlo a favore delle generazioni future. Sono sempre più frequenti eventi atmosferici estremi come uragani, alluvioni, grandinate e trombe d’aria con gravi impatti sulle produzioni agricole. Nell’anno appena passato se ne sono registrati 1499. Durante la pandemia, ha affermato Liberti, abbiamo capito che “bisogna cambiare non solo il nostro modello di sviluppo ma anche il modo di vivere in comunità”.

La ricercatrice di Pedagogia generale e sociale dell’Università di Verona, Antonella De Vita ha sottolineato che “bisogna ricominciare a praticare un’etica della terra”. Si avverte la necessità di ragionare sul fallimento all’approccio verso la sostenibilità promosso dalle varie istituzioni, dal quale emerge la consapevolezza dell’insostenibilità, come ha sostenuto Marco Deriu, docente di Sociologia dei processi sociali e comunicativi all’università di Parma, che nota come esse “hanno proclamato la loro adesione ma allo stesso tempo procrastinano le loro scelte”. Proprio per questo, come ha rilevato anche Francesca Forno, docente di Sociologia generale all’università di Trento, “bisogna creare nuove relazioni fondate ad esempio sull’amicizia, creando così una nuova idea di politica”.

Siamo portati a pensare prima al nostro benessere, ma dovremmo imparare dalle api, come ha raccontato Stefano Liberti, “che lavorano per il benessere della comunità mettendo in campo meccanismi di convivenza rivolti verso il bene comune”. A sostegno di ciò, i numerosi movimenti sorti a livello planetario ci insegnano che è arrivato il momento di ritessere la società attraverso un “sistema di relazioni in modo tale che il consumo passi da essere individuale a collettivo”, come affermato da Francesca Forno. In questo modo si creano delle comunità con una nuova idea di politica, perché “per parlare di sostenibilità e transizione ecologica sostenibile – ha concluso Marco Deriu – dobbiamo pensare anche a una rigenerazione o transizione delle istituzioni democratiche”.

La registrazione dell’evento è disponibile sul canale YouTube di ateneo.