Giovani e attività fisica, secondo l’Oms 8 ragazzi su 10 sono a rischio a causa di stili di vita sedentari

L'ateneo si impegna, tra didattica e ricerca, per stimolare il movimento e migliorare la qualità della vita

Otto ragazzi su dieci tra gli 11 e i 17 anni non fanno abbastanza attività fisica. Questo comportamento aumenta il loro rischio di morte prematura del 20-30% perché l’inattività fisica, come dimostrato ormai da innumerevoli studi scientifici, è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, tumori e diabete di tipo 2. L’allarme arriva da un documento aggiornato dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che sta studiando nuove strategie per incentivare il movimento e l’attività fisica a tutte le età. L’obiettivo dell’OMS è diminuire i sedentari di almeno un 10% entro il 2025.

Un buon modo per diffondere l’educazione al movimento sarebbe quello di aumentare la pratica motoria nelle scuole, come spiega Federico Schena, presidente del collegio didattico di Scienze motorie. Il dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento punta infatti a formare personale altamente qualificato nell’educazione al movimento.

 

Secondo le raccomandazioni dell’OMS nelle Linee guida per l’attività fisica 2016-2020, gli adulti dovrebbero fare almeno 150 minuti di attività fisica a settimana (il minimo è di 75 minuti) mentre bambini e giovani 60 minuti al giorno. Ovviamente, il movimento si più suddividere in più sessioni: ad esempio, i bimbi possono fare attività fisica (quindi giocare, fare uno sport eccetera) per 30 minuti in due momenti diversi della giornata. Allo stesso modo, gli adulti possono raggiungere l’obiettivo di 150 minuti settimanali praticando 30 minuti di attività fisica cinque volte a settimana.

Se non si interviene modificando le abitudini, si rischia l’aumento esponenziale di patologie collegate all’eccessiva sedentarietà, come ricorda Claudio Maffeis, docente di Pediatria in ateneo:

 

Molti studi recenti testimoniano il rapporto tra attività motoria e processi cognitivi, con lo sport capace di migliorare anche le relazioni sociali. Lo spiega Angelo Lascioli, docente di Pedagogia nel dipartimento di Scienze umane:

 

Il movimento, soprattutto nei bambini, svolge anche una funzione educativa e di scoperta di sé, come spiega Massimo Lanza, docente del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento:

 

Per favorire la formazione di personale qualificato nel campo dell’educazione al movimento, in particolare per l’infanzia, l’ateneo propone anche un corso di perfezionamento e di aggiornamento professionale in Corpo e movimento: attività motoria per l’infanzia 0-6 anni , diretto da Guido Fumagalli, docente di Farmacologia nel dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica