Mosul, una civiltà in frantumi

Ne abbiamo parlato con Simonetta Ponchia, docente di Storia del Vicino Oriente Antico

“È proprio per cancellare le speranze di un futuro di prosperità e libertà che i simboli del passato sono ridotti in polvere e cenere”. Con queste parole Simonetta Ponchia, docente di Storia del Vicino Oriente Antico all’università di Verona, ci introduce agli ultimi eventi che hanno colpito Mosul. In pochi mesi la moschea di Giona, profeta di ebrei, cristiani e musulmani, è stata fatta saltare in aria, le mura di Ninive e parte della cinta dell'antica città assira sono state fatte esplodere. Inoltre migliaia di preziosi volumi antichi sono stati trafugati, beni archeologici come sigilli e tavolette sono stati venduti e i musei devastati.

“Gli avvenimenti di Mosul sono stati un oltraggio a tutti noi, alla nostra civiltà e alla nostra storia. – dice Simonetta Ponchia – Altri hanno sottolineato come questo ennesimo atto di violenza, contro silenti, ma certo non muti, testimoni di civiltà passate, che si aggiunge ai crimini contro persone spesso inermi, sia un'altra leva per scatenare settarismi, odi, vendette. La propaganda e l'uso terroristico delle immagini è una delle armi più efficaci di questa guerra che vuol fare proseliti in un mondo sconvolto da squilibri e povertà, in cui sempre più si vuole costruire l'opposizione Oriente-Occidente come distorta e semplicistica chiave di lettura di percorsi storici e interessi ben più complessi”.

Ascolta l’intervista realizzata da FuoriAulaNetwork a Simonetta Ponchia, docente di Storia del Vicino Oriente Antico

11.03.2015