Un pezzetto di cioccolata

Racconto dell’infanzia di Donatella Levi durante il nazifascismo per celebrare la Giornata della memoria

Storia e memoria. Queste le due parole chiave nel primo dei due eventi organizzati dall’ateneo al polo Zanotto per celebrare la quindicesima Giornata della Memoria. Ospite d’onore Donatella Levi, psicoanalista e saggista che, in un dialogo con Paolo Tagini, dottore di ricerca di Storia contemporanea, ha raccontato la sua esperienza di bambina ebrea durante la persecuzione nazista. L’incontro, aperto dai saluti del rettore Nicola Sartor, è stato introdotto da Gian Paolo Romagnani, direttore del dipartimento Tesis e da Renato Camurri, docente di Storia e Antropologia culturale dell'ateneo veronese.

Realtà e identità. Levi, classe 1939, all’età di quattro anni fu costretta a scappare con la madre da Verona a Roma, utilizzando documenti procurati da un amico di famiglia. “Durante il viaggio – ha raccontato Levi – continuarono a ripetermi che mi chiamavo Maria Bianchi. Capii che il pericolo stava nel mio nome, nelle mie radici. L’essere perseguiti per quello che si è, è paragonabile al non essere accettati in una relazione e ciò genera un senso di colpa. Al contrario, nel nostro nascondiglio, condividevamo tutto, le paure e anche i piccoli piaceri. Come la cioccolata, che ricevemmo dagli americani il giorno della Liberazione e fu in quella occasione che la mangiai per la prima volta. Per questo, per me, la cioccolata rappresenta non solo la libertà, ma anche il ritorno alla mia vera identità”.

La memoria del corpo. “Nelle lunghe ore trascorse in silenzio nel nascondiglio, per non farci sentire, sviluppai una profonda intimità con i membri della mia famiglia, soprattutto con mio nonno. Nei miei ricordi, ho fissato sensazioni, emozioni legate al non verbale e toni di voce che vanno oltre il significato delle parole, che potevano risultare a me difficili, data la mia età. Il vero trauma è arrivato nel dopoguerra, quando ho “perso” tutto questo: il ritorno a casa, la disgregazione ideologica della famiglia, che in realtà è sempre rimasta unita, la difficoltà di capire chi fossero gli amici e i nemici”.

Levi ha comunque saputo fare tesoro della sua esperienza infantile. Da anni lavora come psicoterapeuta con i bambini e prosegue la sua missione di testimone dell’Olocausto, portando i suoi racconti nelle scuole di ogni grado.

Ascolta l’intervista a Donatella Levi realizzata dalla redazione di FuoriAulaNetwork.

30.01.2015

La Redazione