Il ruolo della Medicina universitaria

L'intervento di Alfredo Guglielmi, presidente del Consiglio della Scuola di Medicina e Chirurgia al XXXI anno accademico

Magnifico Rettore, Autorità Civili, Militari, Religiose ed Accademiche, Chiarissimi Colleghi, Dirigenti e personale Amministrativo, cari Studenti. Ringrazio il Magnifico Rettore per avermi dato la possibiltà diillustrare il ruolo della medicina universitaria di Verona.

La storia della medicina universitaria a Verona inizia nell’anno accademico 1969-70 con lo sdoppiamento del triennio clinico dell’Università di Padova, presso il nuovo Ospedale policlinico di Borgo Roma. La città di Verona possedeva una solida tradizione medica.

La scelta iniziale fu di non costituire unanuova Facoltà, ma di accogliere un nucleo di docenti dell’Università di Padova. Fu un’operazione volta ad innestare un’università con 700 anni di storia, come quella patavina, in un contesto di moderne strutture ospedaliere  con alta tradizione medica, per condividere una sfida ed un fecondo confronto.

La Facoltà di Medicina nasce ufficialmente nel 1982, fortemente voluta da un amministratore illuminato e lungimirante, presidente degli allora “Istituti Ospitalieri di Verona”, l’avvocato Giovambattista Rossi.

In anticipo sui tempi, Rossi aveva intuito che si può realizzare crescita solo coniugando ricerca, assistenza e formazione. E che per elevare ulteriormente la qualità della medicina veronese era necessario fare di Verona un polo di riferimento universitario che avrebbe avuto una ricaduta positiva non solo sulla salute, ma anche sulla cultura, sull’economia, sulla città nel suo complesso.

Quella scelta fu vincente. Già nel rapporto del CENSIS del 2001, a distanza di 20 anni dall’inizio delle attività, la Scuola di Medicina risultava prima assoluta in Italia per la qualità delle strutture, delle prestazioni didattiche, scientifiche ed assistenziali.

Nel momento stesso della sua nascita, la Facoltà di Medicina di Verona assume una decisione storica: tra pochissime in Italia, opta per l’accesso ai corsi di laurea con numero programmato, esprimendo così un forte senso di responsabilità puntando sulla qualità della formazione medica.

Successivamente fu istituito il Corso di Laurea inOdontoiatria e protesi dentaria, che iniziò ufficialmente nell’AA 1984-85.

Dal 1998 l’allora Facoltà medica si è presa in carico anche la formazione delle professioni sanitarie, che dal 2001 sono diventate ufficialmente corsi di laurea professionalizzanti.

Ancor prima dell’introduzione ministeriale del sistema di Valutazione della Didattica la Scuola di Medicina, ha voluto valutarsi ed essere valutata da terzi attraverso alcune iniziative quali:

1-    le site visits biennali da parte della Conferenza Permanente dei Presidenti di Corso di Laurea in Medicina;

2-    il Progress test cui gli studenti hanno partecipato negli ultimi 7 anni, che ha consentito anche l’autovalutazione degli studenti stessi, che complessivamente hanno espresso performance sempre superiori alla media nazionale;

3-    i giudizi degli studenti sui singoli corsi.

Essere valutati significa richiedere ed acquisire credibilità, credibilità che deve essere anche ed innanzitutto delle istituzioni valutatrici, credibilità delle regole date, credibilità degli impegni assunti e credibilità della politica nel  riconoscimento dei valori e  dei risultati ottenuti per allocare le risorse in base a criteri meritocratici chiari e condivisi.

Credo che il recente rapporto ANVUR sia testimone dei risultati ottenuti, delle scelte fatte e delle eccellenze consolidate: infatti pone il nostro Ateneo terzo fra le grandi università dopo Padova e Milano Bicocca. La Scuola di Medicina nel suo complesso è risultata prima in Italia per la qualità della produzione scientifica e dell’attività formativa, confermando i risultati di due valutazioni bibliometriche della ricerca condotte indipendentemente dall’Università di Leyden negli ultimi 15 anni.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo l’attività della Scuola di medicina poggia su tre pilastri fondamentali:

·        la formazione

–       la ricerca,

–       l’assistenza,  

Sono le tre attività fondanti la Scuola, che si integrano e si influenzano a vicenda con interscambi continui: infatti, per fare formazione di qualità è necessario che nelle stesse strutture venga condotta ricerca di avanguardia, la quale costituisce la base essenziale per l’aggiornamento e il progresso in medicina. Ma la ricerca di avanguardia può essere svolta soltanto laddove vi è assistenza di elevata qualità.

La mission formativa della Scuola di Medicina è finalizzata al reale sviluppo della competenza professionale e dei valori della professione sanitaria e risponde appieno ai bisogni appena elencati. Questo per noi è chiaramente espresso nel progetto formativo contenuto negli ordinamenti dei vari corsi di studio. La formazione del medico e degli operatori sanitari avviene oggi, in tutti i paesi, prevalentemente in ambito universitario, per la complessità del processo formativo, e per la connessione inscindibile tra ricerca come strumento di insegnamento critico e la professionalità didattica specifica  che essa richiede.

La formazione deve tenere ben salde le inscindibili relazioni tra scienza e medicina, ma anche il costante rapporto con i valori umanistici ed etici. Essaè fondata sull’integrazione del paradigma biomedico del “prevenire e curare”, riferito ad un sapere tecnico, col paradigma sociale ed etico del “prendersi cura della persona” nella sua irripetibile singolarità, nell’ambito di un sistema complesso nel quale convergono conoscenza scientifica, relazioni, scambi e valori, capace di percepire la domanda di salute per fornire una risposta appropriata, contestualizzata e personalizzata.

Compito prioritario della scuola di medicina, come per altro di tutta l’università, è quello di formare professionisti eccellenti, che devono distinguersi nelle discipline nelle quali svolgono la loro attività professionale, con la capacità di adattarsi ai rapidi cambiamenti della società e delle conoscenze scientifico-tecnologiche e alle innovazioni in ambito didattico, formativo e di organizzazione dei servizi.

Essenzialmentesi basa sull’integrazione di saperi, attitudini, abilità, relazioni, in una visione che oggi deve essere interdisciplinare, integrata, interprofessionale, attenta a sviluppare la capacità di lavorare in team multiprofessionali, e che deve mirare alla promozione della salute incentrata non tanto sulla malattia, ma sulla persona che esprime un bisogno di salute.

Una Scuola di Medicina svolge un ruolo strategico nella società, contribuendo in modo decisivo al suo benessere. Certamente assorbe risorse, ma restituisce alla comunità sapere, sicurezza, opportunità di lavoro, sviluppo tecnologico, attrazione e prospettive per i giovani. Partecipa allo sviluppo di sistemi valoriali nelle giovani generazioni, determinando così la qualità complessiva della vita e l’economia della comunità.

Evidenze consolidate documentano inoltre come la qualità delle cure negli ospedali dove opera la medicina universitaria sia elevata in termini di esiti delle cure stesse.

Tutti noi, ma anche la classe dirigente e quanti possono incidere e decidere a tutti i livelli, regionali e nazionali, dovremmo aver ben presente che la scienza medica non è “un’impresa a parte” rispetto ad altre attività produttive industriali o istituzionali quali la formazione e l’assistenza, e che la ricerca altro non è che la scienza “in costruzione”, la quale costruisce non solo “cose”, ma soprattutto persone e valori.

Non dimentichiamo mai che il significato della ricerca non è solo di utilità e di investibilità, come appare ovvio, non è solo di merito e competizione, come forse è un po’ meno ovvio nel nostro paese, ma che ha anche valenza di creatività, onestà e di affermazione implicita di princìpi etici quali l’universalità, il disinteresse, la solidarietà.

Consentitemi a questo punto di citare alcuni ambiti nei quali la Scuola di medicina veronese eccelle per la formazione, la ricerca e l’assistenza.

Per quanto riguarda il capitolo della formazione risultano iscritti alla Scuola di Medicina di Verona circa 4.700 studenti fra lauree triennali e lauree magistrali e oltre 1.000 medici in formazione specialistica, distribuiti in 32 scuole di specializzazione, e 200 dottorandi, per un totale di 5678 studenti.

Si deve poi aggiungere tutta la formazione post lauream con i master ed i corsi di perfezionamento, per cui il numero di discenti raggiunge cifre ragguardevoli.

Devo segnalare, però, che negli ultimi 5 anni si è assistito, parallelamente  all’incremento del numero di studenti, ad un progressivo decremento del numero di docenti, con un considerevole aumento del rapporto studenti/docenti assestatosi nell’anno accademico 2012-2013 su un valore di 20 a 1, a fronte di una media nazionale  di 18,7 e di una media europea di 15,5.

Per quanto riguarda la ricerca, la Scuola di medicina nel suo complesso, nel triennio 2010-2012 ha presentato 31 progetti di ricerca in Europa, 8 dei quali giudicati positivamente con un cofinanziamento di circa 5.600.000 €uro, e 57 progetti in ambito nazionale, di cui 24 finanziati con circa 7.500.000 €uro. A questi, si aggiungono i fondi erogati dalla Regione Veneto e dalla Fondazione Cariverona dalla Banca Popolare di Verona, e da altre istituzioni cittadine, unitamente a quelli di altre realtà come Telethon, AIRC, e altre Associazioni di volontariato.

Nel quadriennio 2010-2013 questi finanziamenti hanno contribuito anche a garantire l’erogazione di oltre 140 assegni di ricerca a giovani meritevoli.

Numerosi ed importanti sono i filoni di ricerca sia preclinica che clinica che caratterizzano la medicina universitaria veronese: che vengono in gran parte condotti nel LURM il Laboratorio Universitario di Ricerca Medica, e negli Istituti Biologici.

Ricordiamo il laboratorio di ricerca sulle cellule staminali, e la Cell Factory  dove vengono prodotte cellule staminali da utilizzare nell’applicazione clinica.

Importanti progetti di ricerca sia di base che applicata, vengono svolti nel Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento sulle basi biologiche del comportamento, sui meccanismi del sonno e veglia, sull’apparato visivo e la rigenerazione del nervo ottico, sull’ l’invecchiamento normale e patologico, sulle più importanti malattie neurologiche come SLA, Sclerosi multipla, Alzheimer e demenze;

Nel dipartimento di Scienze della Vita e della Riproduzione sono condotti studi genetici sulla proliferazione cellulare, sull’analisi di genetica molecolare delle comuni malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, sulla rigenerazione tissutale, sulle diagnosi molecolari delle malattie rare dell’osso, delle neoplasie pancreatiche e ginecologiche.

Lo studio della genomica ha avuto in questi anni un particolare sviluppo: molto interessante è lo studio condotto dal gruppo Personal Genomics (che coinvolge il Dipartimento di Medicina e il Dipartimento di Scienze della Vita e Riproduzione), che ha messo a punto un test genetico predittivo del rischio di sviluppare problemi cardio-vascolari ed infarto miocardico, premiato nel 2010 con la Start Cup Veneto.

La farmacogenomica, per l’applicazione dei nuovi farmaci antitrombotici, vede ancora una collaborazione fra i due Dipartimenti.

Nel dipartimento di Medicina vengono realizzati inoltre importanti studi sulle malattie metaboliche, sulle malattie cardio-vascolari,  ematologiche, emocoagulative,  autoimmuni e sulle malattie rare.

Uno dei punti di forza consolidati della Scuola di Medicina è rappresentato dall’attività di ricerca e di cura in ambito oncologico: da ricordare ARC-NET e il Consorzio Internazionale per lo studio della genomica del cancro. E’ proprio in questo settore che la ricerca e la scoperta di nuovi farmaci ha permesso di trattare con successo un numero crescente di pazienti e di ottenere dei risultati sorprendenti.

Ad esempio, l’utilizzo di nuovi farmaci per moderne terapie mirate, le cosiddette “target therapy” hanno prodotto uno straordinario miglioramento della sopravvivenza nella leucemia mieloide cronica, dove la sopravvivenza a 10 anni è passata dall’8% al 85%. L’adozione di questi farmaci ha consentito anche di migliorare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti con tumori dell’apparato digerente.

Da segnalare inoltre, nell’area chirurgica, la grande rilevanza degli studi condotti in ambito oncologico sui tumori del pancreas (recente l’istituzione dell’Istituto del pancreas, che rappresenta un progetto innovativo unico in Italia), sui tumori dell’esofago-stomaco, sui tumori del fegato e delle vie biliari. E’ di questi giorni la pubblicazione su Nature Genetics di un’importante studio di genetica dei tumori delle vie biliari realizzato dai Dipartimenti di Chirurgia e di Patologia in collaborazione con la prestigiosa Johns Hopkins University di Baltimora, che apre la strada a nuove potenzialità terapeutiche di questi tumori.

Nell’ambito della Chirurgia maxillo facciale ricordiamo l’importante progetto europeo multicentrico Reborne che studia la rigenerazione dell’osso con l’impiego di biomateriali e cellule staminali.

Le ricerche in ambito medico possono sconfinare in settori apparentemente molto distanti dalla medicina, come l’archeologia e la storia: merita ricordare uno dei risultati ottenuti dall’Istituto di Medicina Legale che, su iniziativa coraggiosa della Curia veronese, ha applicato le più moderne tecniche di studio genetico e di ricostruzione tridimensionale nell’analizzare le spoglie di San Zeno, confermando scientificamente la datazione e l’autenticità della provenienza nordafricana del Santo Patrono della citta.

Come si può intravvedere da questa brevissima e incompleta rassegna, gli ambiti di ricerca sono molti, e tutti di potenziale e grande impatto sulla salute.

A testimonianza del lavoro svolto e della qualità della ricerca, nella valutazione ANVUR 2004-2010, recentemente pubblicata, alcuni settori scientifico-disciplinari sono risultati primi in Italia entro le loro categorie: endocrinologia, per le originali e sofisticate tecniche di studio sulla valutazione della sensibilità insulinica; psichiatria, per l’importante produzione scientifica sul monitoraggio e valutazione dei servizi di salute mentale, sui trattamenti innovativi dei disturbi psichici, sullo studio di aspetti morfo-funzionali cerebrali con tecniche di brain-imaging; dermatologia, per gli studi sulla psoriasi  e le sue relazioni con le malattie metaboliche; oculistica, per i progetti di ricerca sulle malattie oculari degenerative, del glaucoma e della chirurgia dei trapianti e dell’uso delle cellule staminali nei gravi deficit visivi.

Altri settori scientifico-disciplinari sono risultati al secondo posto in Italia: statistica medica e medicina legale; al terzo posto gastroenterologia e reumatologia, radiologia e pediatria.

L’interazione tra ricerca e formazione ha ovvie conseguenze anche in ambito assistenziale. Come necessaria e utile conseguenza dei due fattori precedentemente ricordati, la popolazione veronese dispone, e credo di poterlo dire con cognizione di causa, di percorsi assistenziali di elevatissima qualità.

L’attività assistenziale è svolta nei due presidi ospedalieri dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, istituita come tale nel 2010. Qualche numero:

·         1.417 posti letto;

·         500 milioni di euro di bilancio (anno 2012);

·         più di 5.000 dipendenti tra medici ospedalieri, universitari, infermieri, addetti al settore amministrativo;

·         oltre 1.000 collaboratori “atipici” (contratti libero-professionali, medici in formazione specialistica,borsisti);

·         65.000 ricoveri all’anno; di questi, circa 10.000 provenienti da fuori Regione ed oltre 4.000 da altre province   del Veneto;

·         131 trapianti d’organo (rene, cuore, fegato) e 92 trapianti di midollo osseo;

·         ogni giorno: sono presenti in AOUI circa 1.100 persone ricoverate, quasi 100 persone vengono sottoposte ad intervento chirurgico, mentre altri 3.000 cittadini usufruiscono dei servizi ambulatoriali;

L’AOUI mette a disposizione un ventaglio di offerta assistenziale di elevata qualità che credo poche realtà italiane, se non i grandi centri e forse neanche tutti, possono offrire.

Le aree di eccellenza nella ricerca hanno come risvolto pratico elevati livelli di diagnosi e cura, anche grazie all’applicazione di innovazioni tecnologiche come ad esempio il trattamento con Gamma-Knife dei tumori cerebrali o gli interventi chirurgici in ambito prevalentemente urologico, ma anche addominale e toracico eseguiti con il robot. A tal proposito, cito la recente attivazione, presso l’AOUI, di un Centro di chirurgia robotica sperimentale, realizzato grazie ad un importante finanziamento della Regione Veneto.

La consapevolezza e l’orgoglio che deriva dall’operare in una realtà sanitaria di ottimo livello, non può tuttavia nasconderci le aree di criticità che devono essere affrontate e possibilmente risolte in tempi brevi.

Attenzione va posta nel realizzare pienamente la necessaria integrazione tra sanità ospedaliera, medicina universitaria medicina generale e realtà territoriali, presupposto fondamentale per il mantenimento della consolidata qualità della scuola medica veronesee della sua attività di ricerca scientifica, apprezzata sia a livello nazionale che internazionale.

L’attuazione del decreto legislativo 517 del ‘99 sembra essersi arenata con il persistere fra università e Servizio Sanitario dell’equivoco sugli obiettivi primari, l’asimmetria di forze e di risorse, la complessità di individuare finalità comuni ed il permanere di aree di ampi spazi di pressione antitetica.

Soprattutto, ciò che sembra essere carente, è stato l’impegno delle Regioni nel definire e concretizzare alcuni principi di integrazionefondamentali, lasciando alle realtà locali importanti decisioni sugli aspetti attuativi di dettaglio.

Appare necessario implementare la piena e leale collaborazione del sistema universitario col servizio sanitario, nazionale e regionale, anche con la costituzione, da parte della Scuola di Medicina, di reti formative aperte al territorio che comprendano ospedali accreditati secondo gli standard di qualità.

Un ulteriore aspetto meritevole di riflessione riguarda la progressione di carriera accademica, disincentivata e talvolta resa difficile da una serie di ostacoli: l’abolizione del tempo indeterminato per i giovani ricercatori; la lunghezza della carriera; l’incertezza dei tempi; il non sempre soddisfacente livello economico, reso ancor più evidente dal confronto con analoga carriera ospedaliera, generalmente più lineare. Resta inoltre aperto ed irrisolto il problema di genere, con evidenze numeriche incontrovertibili: la progressione di carriera è, ancora oggi, più difficile per le donne.

Infine, la medicina universitaria deve migliorare le proprie capacità di comunicazione con le parti interessate: pazienti, medici del territorio, politici, mezzi di comunicazione ed i nuovi canali di opinion makers. In altre parole, devono essere messi a disposizione di tutti questi attori strumenti di comunicazione allo scopo di evidenziare che quanto viene fatto dalla medicina universitaria è appropriato rispetto alle attese della popolazione ed è in linea con le aspettative di una continua attenzione al miglioramento delle condizioni di salute.

Siamo tutti consapevoli di vivere un momento storico particolarmente difficile, che ha acuito i nodi cruciali con i quali oggi ci dobbiamo confrontare: le reali necessità di salute della popolazione, la corretta programmazione dei fabbisogni di formazione e di reclutamento, la carenza di finanziamenti e la necessaria rimodulazione del blocco del turn over, la valutazione di efficacia degli interventi sanitari.

Ciò che auspico è che si possano trovare soluzioni per continuare a svolgere con passione e qualità il nostro compito, contribuendo a far sì che l’Università di Verona si confermi giovane, dinamica, qualificata ed attrattiva.

E concludo, affermando con orgoglio, che la medicina universitaria deve continuare a rappresentare un’opportunità ed un valore aggiunto diarricchimento culturale ed etico per l’intera comunità.

Alfredo Guglielmi

21.11.2013

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