Ospite della cerimonia la virologa e ricercatrice Ilaria Capua

Sono giovani, sono entusiasti e sono proiettati verso un futuro che loro sperano sia il più roseo possibile. Questo è l’identikit dei 161 dottori di ricerca che mercoledì 4 settembre sono stati proclamati nell’aula magna del Polo Zanotto dell’università di Verona. Le nuove leve della ricerca, attività fondamentale per lo sviluppo della comunità e del Paese, hanno ricevuto il diploma da Alessandro Mazzucco, rettore dell’università di Verona.

A dare il benvenuto ai neodottori di ricerca, il rettore Alessandro Mazzucco “Mi rivolgo a voi, cari giovani, che avete creduto nel futuro, avete creduto nel valore della ricerca, avete faticato, e avete raggiunto oggi il traguardo ed il premio alla vostra determinazione e alla vostra fatica. A tutti sentite congratulazioni. Oggi in 161 coronate le vostre fatiche, forse considerate da alcuni un privilegio, e ognuno nella sua storia, nei suoi obiettivi, nel suo valore, fate insieme con l’università un immenso dono alla città, alla Regione, al Paese.”

Madrina della cerimonia, Ilaria Capua, virologa e ricercatrice che ha tenuto l’intervento “Fuori dagli schemi: una necessità morale?”. La  Capua nel 2006 ha contribuito in maniera determinante alla comprensione dell’influenza aviaria, rendendo pubblica la sequenza genetica del virus patogeno. Per questo Seed Magazine l’ha eletta “mente rivoluzionaria” ed è fra i 50 scienziati top di Scientific American. “Bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco, di osare e di desiderare un futuro diverso”- ha spiegato la ricercatrice – “fare il ricercatore è un mestiere meraviglioso, non è da tutti perché è faticoso e impegnativo e non sempre gratificante. Bisogna imparare a rimettersi in pista anche dopo le delusioni e portare avanti il progetto in cui si crede”. Capua ha inoltre spiegato la sua posizione sulla situazione della ricerca in Italia e sulla fuga dei giovani ricercatori all’estero “ Alcune delle nostre menti più brillanti scappano perché la situazione nel nostro Paese non è facile. Eppure i centri di ricerca di eccellenza che possiamo vantare sono numerosi. Il nostro problema è che non siamo in grado di attrarre talenti dall’estero perché la ricerca deve essere fatta da gruppi internazionali. La questione non è legata al problema della fuga dei cervelli ma alla necessità di favorire la loro circolazione”.

Per il prossimo ciclo di dottorato sono stati investiti circa 6.329.000 euro con cui l’ateneo garantisce 113 borse triennali, nonostante la crisi economica e i tagli ai bilanci delle università, grazie anche al contributo della Fondazione Cariverona che finanzia 21 borse, per un totale di circa 1 milione di euro e del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. Le iscrizioni per candidarsi ai corsi di dottorato del prossimo anno accademico saranno aperte fino al 13 settembre.

Il dottorato di ricerca. Conseguire il dottorato di ricerca significa raggiungere il più alto livello della formazione universitaria italiana. Un importante traguardo per la formazione post lauream degli studenti dell’ateneo scaligero che offre sette Scuole di Dottorato e tre Scuole di Dottorato interateneo attivate in collaborazione con l’Università di Padova, Ca’ Foscari e lo Iuav di Venezia. Il dottorato di ricerca è il terzo e più alto livello di formazione previsto nell’ordinamento accademico italiano ed equivale, anche se non ufficialmente, al titolo di Ph.D (Philophiae Doctor) dei paesi di cultura anglosassone. Il dottorato di ricerca al quale si accede mediante concorso pubblico per titoli ed esami, ha durata triennale e si propone di fornire le competenze necessarie per esercitare in università, enti pubblici e nelle imprese. L’obiettivo primario del Dottorato di Ricerca è quello di far acquisire ai dottorandi un’autonoma capacità di ricerca scientifica attraverso la quale esprimere creatività e rigore metodologico, elaborando prodotti e processi innovativi applicabili in ambito pubblico e privato.

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