Francesco Fatonecon con un prototipo di impianto pilota dell'ateneo alle spalle

Francesco Fatone, ricercatore di impianti chimici dell'ateneo, rappresenterà l'Italia network internazionale nell’ambito del trattamento delle acque di scarico

C’è anche un ricercatore dell’Università a gestire  l'azione Cost “Water 2020”.  Francesco Fatone, ricercatore di impianti chimici dell’ateneo scaligero è stato nominato dal ministero dell’Università e della Ricerca per rappresentare l'Italia nel comitato di gestione del progetto "Conceiving Wastewater Treatment in 2020 – Energetic, environmental and economic challenges ".  L’iniziativa, denominata  anche “Water 2020”, prenderà il via  il 21 novembre, durerà 4 anni e prevede la creazione di un network internazionale nell’ambito del trattamento delle acque di scarico, un settore nel quale Fatone è impegnato da tempo insieme con il gruppo di ricerca di Ingegneria Chimica dell'Ambiente e dei Bioprocessi dell'Università di Verona.

Dottor Fatone, quali secondo lei le motivazioni/fattori che hanno portato alla sua nomina per rappresentare l’Italia in questo progetto?

In primo luogo il Miur ha valutato il mio curriculum scientifico, dove credo abbia pesato anche l'esperienza di coordinamento e programmazione di gruppi scientifici internazionali. Dal 2011, infatti, sono vice-presidente del gruppo specialistico sui piccoli impianti di depurazione della International Water Association (Iwa). Nel progetto sarò affiancato da Maria Concetta Tomei, primo ricercatore all'istituto di ricerca sulle acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche che si occupa di depurazione delle acque reflue dal 1986. Credo che il Miur abbia voluto nominare un giovane ricercatore ed affiancarlo ad uno più esperto, in modo da creare la giusta sinergia generazionale.

Quali sono gli obiettivi generali del progetto? Quali le premesse e le attività?

La ricerca nel settore idrico è piuttosto frammentata, con scienziati che lavorano distintamente su specifiche discipline, e ostacoli all'innovazione causati della mancanza di iniziativa o di fiducia. Il progetto ha l'obiettivo di creare una rete di cooperazione tra professionisti del settore idrico, provenienti da diversi background e settori, ma accomunati dall'eccellenza scientifica e tecnica. Al momento della presentazione della proposta avevano aderito 17 Paesi, sia europei che del bacino del Mediterraneo. Cost è un programma intergovernativo finanziato a livello europeo per la cooperazione europea scientifica e tecnologica, permettendo il coordinamento della ricerca e innovazione condotta a livello nazionale.

Questa proposta riunisce professionisti leader che lavorano su aree complementari del trattamento delle acque reflue presso università, istituti di ricerca, industrie ed agenzie di protezione ambientale. L'azione affronterà le sfide attuali del trattamento delle acque di scarico, che a parte la produzione di acqua di alta qualità e dei fanghi, deve includere questioni come il recupero di risorse e di energia, gli odori, i gas a effetto serra, i contaminanti emergenti, l'efficienza economica e l'accettazione sociale. In questo modo, la concezione di impianti sostenibili di trattamento delle acque reflue entro il 2020 (Water_2020) sarà basata su un approccio olistico, includendo multidiciplinarietà (ovvero tecniche, ambientali, sociali ed economiche) e flessibilità (a seconda della situazione geografica e socio-economico).

 In che modo lavorare a Verona l’ha aiutata a raggiungere questo obiettivo? Quali le competenze maturate a Verona?

A Verona faccio parte di un gruppo di ricerca la cui eccellenza scientifica riguardo alla depurazione delle acque di scarico è riconosciuta a livello internazionale. La reputazione internazionale del nostro gruppo è provata dalla nostra attuale partecipazione a tre progetti a co-finanziamento europeo, oltre che dai prodotti della nostra ricerca.Tuttavia, occuparsi di depurazione delle acque reflue nel nostro ateneo significa anche ricerca applicata, e ricaduta immediata sul territorio. Difatti, a Verona ho la possibilità di essere responsabile scientifico di studi e ricerche applicate con finanziamento e collaborazione di aziende di gestione del servizio idrico integrato. Inoltre, con 7 di queste aziende, Verona e il consorzio interuniversitario di Chimica per l'Ambiente (Inca) coordinano un master ed un forum permanente in cui l'approccio scientifico inter-universitario è messo a disposizione per la discussione e la soluzione di problematiche che i gestori presentano.

In che modo rappresenterà l’Italia e Verona nel comitato? Come darà il suo contributo?

Come membro italiano del comitato di gestione riporterò le nostre esperienze e problematiche riguardanti la depurazione delle acque reflue e l'inquinamento idrico, così da programmare e gestire le attività del network verso soluzioni sostenibili, adeguate anche al nostro territorio. Credo che nel prossimo futuro l'Italia potrà assumere un ruolo chiave per la gestione sostenibile della risorsa idrica nello scenario mediterraneo a partire, magari, dalla depurazione e recupero di risorse dalle acque reflue. Inoltre, l'Italia, e il Veneto in particolare, hanno esperienza di gestione ambientale di bacini idrografici particolarmente sensibili, come quello scolante in Laguna di Venezia o nel lago di Garda. Condividere le nostre esperienze di ricerca e sviluppo impiegate nella gestione di queste problematiche complesse sarà di estremo interesse per l'azione Cost.

Quali saranno i suoi compiti nel comitato? In che cosa consisterà la sua attività?

In primo luogo dovrò contribuire alla programmazione scientifica e tecnologica, mettendo a disposizione la mia esperienza e iniziativa. Inoltre, dovrò coinvolgere gli stakeholders italiani (ricercatori, professionisti, aziende di servizi, industriali, agenzie di protezione dell'ambiente) ad una partecipazione attiva al network, in modo che il nostro Paese possa trarre massimo beneficio dalla condivisione delle esperienze interazionali.