Un momento dell'incontro

Infinitamente 2012. Al Museo civico di Storia naturale Antonio Prete ha presentato il suo libro “Trattato della lontananza”, un volume che raccoglie le figure letterarie e artistiche della lontananza spaziale e temporale.

Questo poetico saggio, di uno dei maggiori esperti di Leopardi, descrive alcune figure della lontananza, così come la letteratura e le altre arti le hanno accolte e interrogate. Oggi la lontananza non è più lontana. È prossima, transitabile, persino domestica. È infatti nelle case, sul monitor del computer, sul display dei cellulari, nel suono che giunge agli auricolari. La tecnica del nostro tempo, la tecnica oggi trionfante, è la tecnica del lontano. Tutto quel che è lontano – isole, deserti, città, avvenimenti, paesaggi, costumi di ignote popolazioni – viene oggi verso di noi, bruciando il tempo e lo spazio della lontananza. Si fa contemporaneo. Si fa superficie, schermo, suono. Diventa il qui e ora offerto allo sguardo, all'ascolto. Al Museo civico di Storia naturale, Prete invita il pubblico a non sopprimere la lontananza attraverso la narrazione, la poesia, le arti che tengono aperto lo spazio della lontananza, perché rappresentano la lontananza come lontananza, perché esigono la collaborazione immaginativa e meditativa di colui che legge, di colui che osserva.

Lontananza nello spazio e nel tempo. “In questo volume ho voluto rappresentare le figure storiche della lontananza, come l'addio, nel quale la lontananza non è ancora presente ma ci appare come possibilità – ha spiegato Prete – Il cielo è un'altra figura molto importante, è il luogo dell'oltre, della libertà, delle creature celesti. La lontananza è stata anche dipinta, per esempio da Leonardo Da Vinci con la sua “prospettiva area”, una variante della profondità. Da Vinci nelle sue opere raffigura ciò che è lontano dipingendo la nebbia, la pioggia o le nuvole, tutto ciò che si frappone tra lo sguardo e la linea della lontananza. La lontananza è nello spazio ma anche nel tempo. Siamo costantemente separati dal passato perché il tempo è irreversibile. Il tempo è alla base della nostalgia. Proviamo nostalgia quando vorremmo tornare indietro in un luogo del passato e siamo consapevoli di non poterlo fare. Non si guarisce mai. Quello che dobbiamo capire è che se anche avessimo la possibilità di tornare in quel luogo dei ricordi noi non saremmo più gli stessi. Quindi non abbiamo nostalgia del luogo, ma del tempo che abbiamo vissuto in quel luogo.”

Antonio Prete. Antonio Prete è critico letterario, scrittore e docente di Letterature comparate all'università di Siena, dove coordina anche il dottorato di Letteratura comparata e traduzione del testo letterario. E' nato a Copertino, nel Salento. Dopo la maturità ha compiuto gli studi universitari e il perfezionamento a Milano, città nei cui licei ha poi insegnato per alcuni anni, prima di passare all'insegnamento universitario. Prete ha tenuto corsi di lezioni e seminari in molte università straniere in Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti. All'attività di saggista e critico ha sempre unito quella di traduttore di testi poetici, narrativi e teorici. Ha curato edizioni di classici soprattutto su Leopardi e Baudelaire, e ha pubblicato numerosi saggi di critica e teoria letteraria. Prete è autore di prose, racconti, raccolte di frammenti. Di recente ha ultimato una traduzione metrica dei "Fiori del male" di Baudelaire.