Bertini e Nobili

Infinitamente 2012. La funzione del sonno rispetto alla memoria dell’individuo, con Giuseppe Bertini e Lino Nobili

Qual è il rapporto tra sonno e memoria nell’individuo? Che cosa avviene nel cervello quando si entra in uno stato di sonno? In che modo si differenzia l’attività delle regioni cerebrali nel sonno? Questi i principali quesiti approfonditi da Giuseppe Bertini, ricercatore del dipartimento di Scienze neurologiche dell'ateneo e da Lino Nobili, resposabile del centro medicina del sonno dell'ospedale Niguarda di Milano, durante l’incontro di Infinitamente “Sonno e memoria”, coordinato dal giornalista Marco Mozzoni.  A rappresentare l’ateneo nel saluto al pubblico Antonio Fiaschi, direttore del dipartimento di scienze neurologiche e Michele Tinazzi, coordinatore del dottorato di neuroscienze e consigliere della Società italiana di neurologia.

Il sonno rafforza la memoria. La mancanza di sonno induce effetti cognitivi negativi, come deficit di attenzione e di memoria, e se prolungata nel tempo anche gravi effetti sulla salute. Bertini ha definito il sonno come “uno stato di riposo dal punto di vista comportamentale, in cui l’interazione con l’ambiente esterno è diminuita o assente”, stato che interessa tutti gli esseri viventi del pianeta. Quale funzione lega il sonno alla memoria dell’individuo? "Di giorno le sinapsi che i neuroni attivano durante le numerose esperienze cognitive vengono consolidate generando una sovrabbondanza di segnali – ha spiegato Bertini – Esiste una correlazione tra l’aumento della connessione sinaptica e l’aumento della fase di sonno ad onde lente. Questo stadio iniziale del sonno, caratterizzato da un encefalogramma ad onda ampia,  compenserebbe l’eccessiva plasticità diurna, rafforzando la traccia di memoria rilevante per l’individuo". La teoria a cui si riferisce è l’ipotesi omeostatica di ridimensionamento sinaptico.

Il cervello nel sonno. Nobili ha parlato dell’attività delle diverse zone del cervello durante la veglia e il sonno. "Nel primo stato i neuroni sono coscienti e iperconnessi: il talamo è attivo e mantiene sveglio il cervello attraverso impulsi. Quando ci si addormenta i neuroni riducono la propria attività e il sistema non è più in grado di elaborare informazioni – ha spiegato Nobili – Ma il cervello non dorme tutto allo stesso modo. Ad esempio la zona frontale anteriore dell’ippocampo, dedita al mantenimento e consolidamento della memoria, si spegne circa venti minuti prima della caduta in stato di sonno.”  Questo spiega perché prima di andare a dormire spesso siamo costretti a rileggere più volte la stessa pagina di un libro. Altre aree possono dormire di più se durante il giorno sono state attivate di più. Le regioni del cervello adibite al movimento sono quelle che si risvegliano prima: per motivi evolutivi l’individuo necessita di muoversi in fretta in caso di pericolo."