Infinitamente 2012. All'auditorium della Gran Guardia Giovanni Bignami ha raccontato il futuro della ricerca nel nostro pianeta tra sogni proibiti e scoperte che cambieranno la nostra vita.

Anno 2062, la Cometa di Halley tornerà a solcare i nostri cieli. Pochi saranno quelli ad averla già vista, tanti si sorprenderanno per un passaggio così unico e spettacolare. Una cosa è certa, nel nostro mondo tante cose saranno cambiate. Ne è convinto Giovanni Bignami, scienziato, divulgatore e presidente dell’Istituto nazionale di Astrofisica. “Cosa ci resta da scoprire”, presentato per Infinitamente 2012, non è solo un libro, è un lungo percorso verso quello che saremo, verso una nuova e continua scoperta, una nuova concezione di vita.

I perché della scienza. Tante sono le domande a cui gli scienziati dovranno rispondere, ancora di più le scoperte da perfezionare e portare a termine. “C’è ancora molta strada da fare – ha raccontato Bignami – conosciamo solo il 4% di quello che c’è nel nostro universo. Ma passo passo approfondiremo sempre più lo studio della nostra Terra, per sfruttare, per esempio, l’immensa energia termica che sta sotto i nostri piedi. Risolveremo un altro enigma della scienza di oggi, simile al Big Bang: l’origine della vita”. Perché la scienza, è una ricerca in continua evoluzione e le sue risposte sempre più precise e puntuali. C’è qualcuno la fuori? Cos’è la vita? Riusciremo ad avere un’interfaccia diretta tra cervello e macchina? Riusciremo a vivere in salute sino a 150 anni?

Cosa resta da scoprire. “Ci saranno nei prossimi anni scoperte sensazionali che cambieranno la nostra visione del mondo, dello spazio e della nostra stessa vita. Capiremo parte della materia di cui è fatto l’universo, scopriremo tanti nuovi pianeti e sistemi simili al nostro e forse riusciremo anche a comunicare con loro. Ma saremo anche in grado di ampliare le nostre possibilità e migliorare noi stessi." Con uno stile puntuale e brillante Bignami ha mostrato parte dei cambiamenti che dovremo affrontare e che ci trasformeranno radicalmente. Con l’impossibilità di prevedere realmente cosa ci succederà, lo scienziato ha voluto tracciare un confine tra ricerca e immaginazione, con l’uomo solo all’inizio del suo percorso di scoperta e conoscenza di se stesso e dei tanti mondi che lo circondano. "Vivremo di più e vivremo meglio, creeremo nuove forme di energia e studieremo un nuovo modo di mangiare, comunicheremo coi nostri simili, con una penna Usb da collegare al nostro cervello riusciremo a trasferire sul computer i nostri pensieri – ha concluso – E salveremo il nostro pianeta, come lucertole antropomorfe riusciremo a costruire pezzi di ricambio per noi stessi, influenzeremo il clima, stabilizzeremo l’economia e salveremo il nostro pianeta. Ma tutto questo sarà possibile? Penso ci riusciremo ma un ringraziamento speciale andrà fatto a tutti quei precari italiani che oggi si impegnano per portare avanti la ricerca”.