Gianfranco de Bosio

A cento anni dalla morte di Giovanni Pascoli Verona propone una rassegna a lui dedicata dal 20 al 23 marzo. Ne abbiamo parlato con Gianfranco de Bosio, presidente del Comitato scientifico dell'Istituto internazionale per l'opera e la poesia

Gianfranco De Bosio: stimato maestro, acclamato regista, docente universitario e, non ultimo, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto internazionale per l’opera e la poesia fondato dall’Unesco nel 1996. Un intellettuale a 360 gradi che quest’anno, nel centenario della morte di Giovanni Pascoli, propone alla città scaligera una rassegna a lui dedicata. Dal 20 al 23 marzo Verona sarà al centro di un percorso unico sulla vita, le opere e gli aspetti meno noti del grande poeta. È una conversazione lunga e interessante quella con De Bosio, a tratti intensa ed emozionante quando legge le poesie di un poeta che – dice – ha scoperto, anzi, riscoperto proprio durante l’organizzazione di questa manifestazione.

Professore, dopo una lunga  carriera tra arti e teatro ha scelto quest'anno di proporre come protagonista a Verona Giovanni Pascoli. Che cosa l'ha portata a questa decisione? “La ragione della scelta è molto più semplice di quanto si possa credere. Sono trascorsi esattamente cent’anni dalla morte di Giovanni Pascoli. Data la natura dell’Istituto internazionale per l’opera e la poesia (che il maestro ha fondato e dirige) i miei collaboratori ed io abbiamo creduto che la scelta del tema 2012 per una rassegna sulla poesia non potesse che essere questa”.

Cos’è che la lega al grande poeta decadente? “Ritengo che Pascoli sia un poeta fondamentale per la poesia italiana del ‘900. Dal giorno in cui abbiamo deciso di metterlo al centro del lavoro dell’ Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia ho scoperto aspetti assai interessanti e inattesi. Testi che non si studiano sui banchi di scuola, alcune sue poesie davvero innovative che, insieme agli allievi diplomati alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, proporrò agli studenti degli istituti superiori veronesi in una delle giornate della rassegna, il 22 marzo“.

Come si aspetta che reagirà la città di Verona alla Sua proposta culturale? Qual è la chiave per far amare un poeta apparentemente "difficile" come Giovanni Pascoli al grande pubblico? “La chiave credo sia proprio questa: non considerarlo un poeta “difficile”. Montale, ad esempio, è più “difficile” di Pascoli. Fin dal modo in cui ha condotto la propria vita, quest'ultimo era un uomo semplice, amava la campagna, i luoghi appartati e tranquilli. Si spostava a Bologna solo per la docenza universitaria e trascorreva il resto del tempo nei suoi amati luoghi bucolici. Abbiamo scelto, in questa rassegna, di analizzare proprio tali aspetti. Al di là della poetica, che non è trascurata, anzi le viene dedicato un convegno universitario (21 e 22 marzo, Università di Verona) organizzato da Nadia Ebani, docente della facoltà di Lettere dell’università scaligera, noi abbiamo scelto di guardare alla biografia del poeta con un film molto interessante (che verrà proiettato in collaborazione con il Verona film festival il 22 marzo alle 17.30 nella sala Farinati della Biblioteca Civica). Un altro versante dal quale abbiamo scelto di guardare al Pascoli è il modo in cui lo legge chi “lo ama profondamente”.Mi riferisco a Patrizia Valduga, una delle nostre maggiori poetesse, che ne proporrà una lettura interpretativa nella sala Farinati della Biblioteca Civica il 21 marzo“.

Questa rassegna, per Sua scelta, è rivolta anche e soprattutto ad un pubblico di giovani.  Qual è la chiave per far amare Pascoli ad una simile platea,  al giorno d’oggi? “Immagino si riferisca alle letture in programma al liceo Scipione Maffei, dove io ho studiato molti anni orsono e dove quest’anno torno con molto affetto e un po’ di commozione. Immagino che la chiave per farlo amare agli altri sia proprio l’amarlo e io ho scoperto alcune sue liriche che mi hanno davvero commosso. Ce n’è una in particolare, intitolata “Digitale purpurea”, che parla di un fiore letale che racchiude in sé tutta la magia della poetica pascoliana e che leggeremo a tre voci: due donne, protagoniste della poesia, e un uomo, il narratore. Io sono convinto che non si possa non apprezzare una simile opera. Su questo stesso tono saranno anche le letture itineranti alla Biblioteca Civica (20 marzo, ore 15.30) cheeffettueremo proprio all’interno in due gruppi che si muoveranno dall’alto in basso e dal basso verso l’alto, interrompendo il silenzio delle sale di studio con l’intenzione di dare nuovi spunti agli studiosi“.

L’ultimo appuntamento, a chiusura del ciclo, è quello del 23 marzo, con musica e  letture tratte dalla trilogia di  “Re Enzio” al Teatro di Giulietta… “Questa scelta va soprattutto nella direzione di proporre al pubblico l’ultima parte della poetica pascoliana tra quelle meno note. Si tratta della storia del figlio dell’Imperatore Federico II di Svevia ( siamo nel XII secolo) catturato e tenuto prigioniero nella città di Bologna, con  gli onori che gli dovevano essere tributati. Le canzoni sono lette dal Teatro Poesia di Bologna per la regia di Silvana Strocchi; ritengo che si tratti di un lavoro significativo.Sarà il pubblico a dare il suo giudizio sulla rassegna, noi siamo fieri di farlo incontrare con un poeta in grado sorprenderci ancora. E non si dimentichi che il Pascoli fu un grande inventore di poesia in lingua latina: in futuro potrebbe essere importante dedicare alle traduzioni nella lingua italiana delle sue opere un nuovo convegno e nuove letture“.