Da sinistra: Guido avezzù

Lezione di Massimo Cacciari, il filosofo veneziano in cattedra nel ciclo di lezioni coordinate da Adriana Cavarero "Leggere la tragedia"

“La filosofia contemporanea non può fare a meno della tragedia e della musica.” Con queste parole Massimo Cacciari da' il via alla prima di cinque lezioni, inserite nel corso “Leggere la tragedia” coordinato da Adriana Cavarero, ordinario di Filosofia politica. La lezione del filosofo e politico veneziano, nell’ambito della rassegna culturale “Facoltà di Comunicare”, è stata introdotta da Guido Avezzù, preside della facoltà di Lettere e Filosofia.

Filosofia e tragedia. La categoria del tragico, che attraversa tutta la filosofia, emerge con violenza nell’idealismo tedesco dove raggiunge la sua massima espressione con il pensiero di Hegel ma soprattutto con quello di Schelling. Il centro della grecità è il tragico. “Ma il concetto di tragico è un tema inattuale nella filosofia contemporanea – ha detto Cacciari -. Attraverso il tragico, l’idealismo si confrontava con la religione dominante, quella cattolica.”

Il dran  poesia dell’azione. Drama in greco significa azione e deriva da dran, ovvero fare. “Il senso del dran è quello di un’azione seria – ha spiegato il filosofo – nella quale gli uomini sono impegnati totalmente e di cui sono totalmente responsabili, e che deve avere una sua conclusione.” L’azione rappresentata è il centro di una vicenda concentrata su un’azione che lo sguardo di chi assiste deve essere in grado di comprendere. “Non conta tanto il carattere dei vari protagonisti, né la narrazione – ha proseguito Cacciari – ma è l’istante della decisione ciò che conta. Il dran non può consistere in un’azione astratta: deve essere ben riconoscibile il soggetto che la compie.” La tragedia esalta il momento della decisione, che è una decisione libera dell’eroe tragico. “Mai la necessità soffocherà o impedirà al protagonista di dire lui il proprio destino – ha specificato Cacciari -. Questo riconoscimento è espressione piena di libertà dell’eroe nei confronti degli dei.”

Salvezza. L’eroe tragico era capace di affrontare una situazione di sofferenza, di rispondere al destino che gli cadeva addosso. Un destino che cessava di essere puro caso nel momento in cui l’eroe gli si contrapponeva. “La scena tragica educa alla sofferenza mostrando le azioni nella loro compiutezza, senza narrazioni: qui il greco chiude il discorso – ha illustrato il relatore -. Non vi è alcuna idea di redenzione, non ci si può salvare da questa situazione. La tragedia è metafisicamente opposta alla redenzione. È nel dran che si raggiunge la catarsi, non c’è un Dio che salva e redime. Tutto ciò che postula anche solo la possibilità di una salvezza non può essere tragedia ma è una commedia.” La commedia contemporanea non si conclude con la salvezza ma parte da un’idea di possibile redenzione. “Il dramma “moderno-contemporaneo” è il negativo della speranza di salvezza, che postula come principio una speranza di salvezza. Salvezza della croce che irrompe” ha concluso Cacciari.