Università, Ricerca, Innovazione

Il futuro può giocarsi anche in azienda?

“Il sistema produttivo italiano è composto nel 95% dei casi da aziende di piccole-medie dimensioni. Si tratta di realtà che per la loro natura organizzativa fanno fatica a fare ricerca e se la fanno non la riconoscono in quanto tale”. Con queste parole Anna Flavia Bianchi, economista e coordinatrice scientifica della Fondazione Faber – Industria e futuro di Confindustria Emilia Romagna, ha aperto il seminario La ricerca industriale: come avvicinare Università e imprese? L’esperienza dell’Emilia-Romagna, ospitato il 31 marzo, nell'aula verde della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'ateneo scaligero.

“ L’incontro – ha spiegato Roberto Giacobazzi preside della facoltà e promotore del seminario – è un modo per parlare di Università e innovazione e per capire quali strade dovremmo percorrere per continuare a fare ricerca in un momento come quello attuale di grandi cambiamenti per le università pubbliche”. E in effetti quello coordinato da Bianchi non è che il primo di una serie di altri appuntamenti che vedranno susseguirsi in qualità di relatori personaggi del mondo imprenditoriale, accademico e delle istituzioni.

Partendo dall'analisi del libro di Giorgio Stimilli “Ricerca & Sviluppo”, autore che già nel 2005 aveva rifiutato i luoghi comuni sull'inefficacia della ricerca universitaria in Italia, Annaflavia Bianchi ha mostrando come l'ostacolo al trasferimento di innovazione nel sistema produttivo italiano stia proprio nel sottodimensionamento del sistema complessivo della ricerca universitaria e industriale. “Alle difficoltà strutturali che le imprese hanno nell’accogliere la ricerca universitaria si aggiungono quelle legate alla conoscenza della ricerca stessa. L’imprenditore spesso non sa cosa il mondo scientifico intenda per ricerca: accademia e aziende usano linguaggi diversi, non sempre può permettersi di investire in risultati a lungo termine e il rischio che deriva dall’incertezza degli esiti attesi rende ancor più gravosa la sua scelta”. La riflessione si è poi articolata su tre piani: l’analisi delle caratteristiche e degli sforzi della ricerca in Italia, lo studio dello stato del sistema produttivo, in particolare delle caratteristiche e delle strategie innovative in Emilia-Romagna e la disamina dei principali elementi di distanza tra università e imprese e delle politiche regionali volte a superarli. “L’auspicio – ha concluso Bianchi – è che da momenti di riflessione come questo possano scaturire stimoli per la ricerca nelle Università e per il suo ruolo nello sviluppo del Paese”.