Alessandro Mazzucco

L'editoriale del Rettore

Uno dei progetti più ambiziosi che la città di Verona ha condiviso con l’Università è sicuramente quello del campus Passalacqua, che consiste nella riqualificazione di un vastissimo comprensorio nel quale si realizzerà un’area urbana di grande attrazione e vivibilità, condivisa con la vita degli studenti e dei ricercatori che lì potranno trovare spazi, servizi, infrastrutture culturali. Il progetto risale al 2001 e porta la firma del sindaco Sironi.

Bisogna riconoscere che, dal suo insediamento,  l’attuale amministrazione comunale si è attivata con decisa accelerazione sul versante Passalacqua, elaborando e approvando un progetto di recupero nel quale una area di circa 40.000 m2 sarà messa a disposizione dell’Università per la realizzazione di alloggi, foresterie, ulteriori spazi didattici e una grande biblioteca universitaria a disposizione della cittadinanza. In questo suo impegno di rapidità esecutiva, il Comune ha ridotto i tempi di realizzazione ottenendo dalla regione una dotazione di 10 milioni, che è stata concessa tuttavia subordinatamene all’immediato impegno sulle opere di risanamento del comprensorio. Questo nuovo evento ha sollevato la questione della Palazzina 32. A giudizio del responsabile della sicurezza della impresa incaricata, le opere che andranno ad essere realizzate, erano incompatibili  con la permanenza del personale nella palazzina, esposta alla contaminazione conseguente ai lavori.

A questo punto, per quanto il sopravvenire di esigenze prevalenti sarebbe stato ragione valida e sufficiente per il ritiro della concessione, il problema fu civilmente e collaborativamente rappresentato dal Comune all’Università e fu approfondito collegialmente insieme alla direzione lavori dell’impresa, convenendo che la massima speditezza dell’intervento fosse l’interesse primario delle istituzioni, così come l’ottenimento del sostanzioso cofinanziamento regionale. Fu concordato di sostituire, senza costi aggiuntivi a carico dell’Università, la palazzina in uso con un edificio di proprietà comunale situato in posizione adiacente, ripristinato senza spese, a cura della impresa. Nessun danno patrimoniale per l’Università. Solo un ben modesto fastidio per un piccolo gruppo di docenti cui si chiederà il sacrificio di un ulteriore trasloco. All’opposto, l’Università comunque godrà di un sensibile risparmio sui costi di queste sistemazioni temporanee, ma, soprattutto, esprime il suo vivo compiacimento per la velocizzazione degli interventi finalizzati alla realizzazione di un antico progetto congiunto con la città, nel quale ha sempre creduto e che ritiene indispensabile  di contribuire ad agevolare al massimo, nell’interesse non di un piccolo gruppo di persone, ma delle istituzioni.