Una scena del film 'La parola ai giurati'

Intervista a Franco Ferrari, ordinario di Diritto internazionale, per indagare il ruolo della giuria al cinema

Emblema del processo americano, la giuria diventa in alcune opere cinematografiche vero e proprio personaggio. Ma qual è il suo ruolo al cinema? Ne abbiamo discusso insieme a Franco Ferrari, docente di Diritto internazionale all’università di Verona.

La parola ai giurati: quando la giuria è protagonista del dramma

La trama. Il film racconta la storia di un componente di una giuria, il quale, sulla base di un ragionevole dubbio, tenta di persuadere gli altri undici membri ad assolvere un ragazzo accusato di parricidio. La pellicola prende avvio dopo che il giudice riassume il caso in esame, prima di fornire le ultime istruzioni alla giuria. Un uomo è morto, suo figlio è accusato di essere l’assassino. In accordo con la legislazione americana (ora come allora), il verdetto deve essere espresso all'unanimità. La giuria è inoltre informata che un verdetto di colpevolezza condannerà certamente il ragazzo alla sedia elettrica. Si aprono i lavori e si comincia con una votazione preliminare al termine della quale 11 giurati si schierano per la colpevolezza. Solo il giurato numero 8 vota per la non colpevolezza, dicendo di non essere del tutto convinto dell'innocenza del ragazzo, ma che questi ha comunque diritto ad un giudizio equo e approfondito. Si ripercorre pertanto il processo, vengono riesaminate le prove messe agli atti e valutae le dichiarazioni dei testimoni. Lentamente emerge che il processo è stato condotto in modo affrettato, e che l'imputato è stato difeso da un avvocato d'ufficio svogliato, il quale ha trascurato aspetti essenziali della vicenda e non ha posto domande fondamentali per chiarire la posizione del suo assistito. Con il trascorrere del tempo, sempre più giurati si schierano per la non colpevolezza. Infine, si raggiunge l'unanimità e l'accusato è assolto.

 

‘La parola ai giurati’ è considerato un film molto idealistico. In che modo lo è?

Lo è perché fa capire quanto per gli americani funzioni il loro sistema. Quanto sia un meccanismo perfetto. Si parte dal presupposto che il ragazzo accusato debba essere ucciso: la pena di morte è considerata inevitabile. Questo film eroizza il procedimento statunitense attraverso la giuria. Una giuria formata, stranamente, solo da uomini e soprattutto uomini americani. Su 12 persone una soltanto è straniera ed è un orologiaio russo, che è proprio il personaggio che pronuncia il discorso più forte in favore della democrazia americana che, in un modo o nell’altro, trionfa sempre. Il procedimento americano, dunque, diventa di per sé eroico.

 

Quali sono gli elementi più inverosimili presenti nel film?

Ci sono molte cose che in un vero processo non potrebbero accadere. Ad esempio il comportamento del giurato numero 8, che è di certo l’eroe del film. Lui, non convinto che il ragazzo sia l’omicida del padre, cerca di convincere gli altri che stanno condannando a morte una persona senza essere certi della sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Ricorda quindi ai colleghi che il coltello con cui si presumeva che il giovane avesse compiuto l’omicidio non era così particolare come si era ritenuto durante il processo, tanto è vero che è proprio lui che ne va a comprare uno identico. Questo in un vero processo non sarebbe stato ammissibile: se il giudice fosse venuto a conoscenza di ciò, in un processo, avrebbe sostituito il giurato numero 8 con un altro. Una serie di comportamenti dei personaggi che sono funzionali alla storia, una serie di domande che portano alla giusta assoluzione del ragazzo innocente, una giuria perfetta dunque. Perfetta per un film.

 

In questa pellicola va in scena – come dice Lei – una giuria eticamente perfetta ma non c’è una sola donna. Che ne pensa?

Non ci sono donne, è vero. Questo perchè negli anni cinquanta in America non era previsto che queste prendessero parte ai lavori di un processo. Lo stesso, come chiarito per 'Il buoi oltre la siepe', valeva per le persone di colore. Per rimediare ad un'assenza che al giorno d'oggi appariva sconveniente, qualche anno fa a New York è stato prodotto uno spettacolo teatrale tratto dal dramma in esame. Questo aveva come titolo originale ‘Twelve angry men’ ed è stato ribattezzato ‘Twelve angry persons’ perché uno dei giurati è stato sostituito con un personaggio femminile. Il film, però, era nato come essenzialmente maschile, a rispecchiare le giurie degli anni cinquanta. Ma oggi questo non sarebbe più ammissibile così , almeno a teatro, può trionfare il politically correct.