Il presidente dell'Accademia Sciarretta e Paolo Fiorini

Da Marte alla milza come l’esplorazione spaziale ha prodotto a Verona il primo robot chirurgico

In occasione del quarto incontro di “Eccellenze scientfiche”, ciclo di conferenze dedicate alle personalità veronesi che si sono distinte in discipline scientifiche, l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere ha ospitato Paolo Fiorini, docente di sistemi di controllo all’ateneo scaligero.

Senti chi parla. Personalità di spicco quella che è stata ospitata dall’Accademia di palazzo Erbisti venerdì 17 aprile. Paolo Fiorini, studioso e ricercatore veronese di fama mondiale, è il direttore del laboratorio Altair del dipartimento di informatica dell’università di Verona. Laureatosi nel 1977, ha iniziato la sua carriera in un centro di ricerche nel Friuli. Ma del suo curriculum a colpire sono soprattutto i suoi 15 anni nella Nasa, dal 1985 al 2000, al Jet Propulsion Laborator dell’Institute of Technology della California. Qui ha ottenuto il dottorato di ricerca in ingegneria con una tesi che poi è stata usata per la realizzazione di una carrozzina. Nel frattempo ha cominciato a lavorare alla realizzazione di piccoli robot spaziali, attività che l’ha portato a contribuito alla realizzazione del robot spedito su Marte nel 1997.

Perché un robot chirurgico? “La Comunità Europea ha finanziato due progetti dedicati alla chirurgia robotica e alla sua applicazione a livelli di alta precisione – ha introdotto Fiorini – di cui il primo si è già concluso. Io e il mio team ci siamo focalizzati sulla messa a punto del software e la modellistica degli organi. L’obiettivo era quello di creare un ambiente virtuale in cui il chirurgo potesse effettuare una diagnosi, il più accurata possibile, sulla base di modelli tridimensionali dotati delle stesse proprietà fisiche degli organi veri. La macchina – ha proseguito lo studioso – si interfaccia con l’uomo, ciò significa che deve essere il più naturale e fruibile possibile. La percezione tattile e di movimento in ognuno di noi non è costante. Sono stati fatti esperimenti di psicofisica per caratterizzare lo spazio percettivo, in questo modo abbiamo ottenuto delle ‘curve di sensibilità’. Il chirurgo ha in questo modo la possibilità di sentire sempre con la medesima sensibilità nel suo spazio percettivo”. Il risultato di tutto questo è stato riconosciuto da Fiorini nella possibilità per il chirurgo di fare diagnosi molto accurate ancora prima di trovarsi in sala operatoria.

Il progetto in corso d’opera. “Il secondo progetto finanziato dalla Comunità Europea è ancora in fase di lavorazione – ha spiegato Fiorini -. Abbiamo mandato dei robot su Marte ma ci siamo chiesti quale potesse essere invece il loro impiego nella vita quotidiana. Ed in particolare, come potessero essere usati in sala operatoria. Siamo partiti con l’acquistare la licenza di un robot di chirurgia di precisione per l’occhio sviluppato negli Usa. Oggi stiamo lavorando ad una macchina ad alta precisione in grado di mantenere sempre costanti le sensazioni tattili del chirurgo con l’obiettivo di fornire allo stesso gli ausili che oggi ancora mancano nelle sale operatorie”.