Paola Di Nicola

Esiste un diritto a staccare dal lavoro nei momenti salienti della maternità? Paola Di Nicola definisce i limiti e le poche virtù dell’essere donna e madre in carriera.

Nei media suscita, negli ultimi anni, un'ampia enfasi la divergenza tra l’essere donna attiva nel mondo del lavoro e madre. Un recente articolo del Corriere della Sera titolava “Tre donne manager su quattro non hanno figli” . Abbiamo fatto il punto con Paola Di Nicola docente di Sociologia della famiglia della facoltà di Scienze della Formazione:

Donna, madre e manager. Nella società di oggi è possibile?

In generale oggi, soprattutto in Italia, le possibilità di conciliazione sono relativamente basse. Questo dipende da un mercato del lavoro che considera la sfera riproduttiva – generare figli – come un affare esclusivamente privato, problema delle famiglie e, soprattutto delle donne. Troppo spesso Stato e imprese dimenticano che generare figli ha un impatto sociale molto forte, in quanto incide sul ricambio generazionale, sul rinnovamento della forza lavoro e sulla struttura demografica della popolazione che, in questi ultimi anni, si sta pericolosamente sbilanciando in direzione della terza età. Fatta questa premessa, se la conciliazione è un problema che le donne devono affrontare contando soprattutto sulle risorse personali e private, è ovvio che donne manager, alte dirigenti che possono contare su risorse molto consistenti in termini monetari hanno più facilità ad accedere al mercato privato dei servizi di cura per l'infanzia. Ma in generale, anche per loro, rivendicare il diritto a “staccare” dal lavoro nei momenti salienti della maternità spesso rimane un diritto sulla carta!

Come conciliare carriera e famiglia?
La conciliazione è il risultato del gioco combinato di una molteplicità di risorse – tempo, denaro e servizi – che a seconda delle situazioni personali e delle condizioni sociali conosce diversi mix, andando da un estremo caratterizzato da elevate possibilità ovvero congedi, flessibilità oraria, servizi di cura pubblici o aziendali e servizi privati integrativi ad un altro caratterizzata da elevate costrizioni – uscita dal mercato del lavoro più o meno volontaria, se non forzata ovvero fare ricorso alle nonne! -. In mezzo abbiamo le donne così dette “equilibriste” che a seconda delle situazioni e delle condizioni lavorative e familiari cercano di risolvere i loro problemi di conciliazione, con risultati non sempre soddisfacenti.

In che senso le politiche sociali possono sostenere la famiglia?

Le politiche sociali sono fondamentali perché la conciliazione non solo ha costi personali molto alti, si pensi allo stress di molte madri e coppie lavoratrici, ma ha anche un costo sociale elevato. Non è un caso che le più articolate e complesse politiche di conciliazione siano state promosse nei paesi europei caratterizzati da sistemi di welfare maturi, universalistici e “costosi” – si pensi ai paesi nel Nord Europa -. Paesi in cui il tasso di fecondità si è innalzato significativamente in questi ultimi decenni, nonostante una forte presenza di donne occupate. Paesi in cui il miglioramento delle condizioni di vita e l'incremento delle opportunità per famiglie e bambini è dipeso non solo dalle politiche redistributive, ad esempio politiche degli assegni familiare ma anche dalla possibilità che è stata data ad uomini e donne di potere lavorare, guadagnare e quindi essere autonomi durante tutto il loro ciclo di vita attiva e riproduttiva.