Emilio Gentile

Lo storico molisano è intervenuto in occasione dell’avvio delle attività del Dottorato di ricerca in Scienze storiche e antropologiche

Inaugurate le attività del Dottorato di ricerca in Scienze storiche e antropologiche per l’anno accademico 2009-2010. Sono intervenuti Emilio Gentile, docente di Storia contemporanea della Sapienza di Roma e autore di numerosi libri, Renato Camurri, docente di Storia contemporanea all’Università di Verona e Gian Paolo Romagnani, docente di Storia moderna all’ateneo e presidente del Collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Scienze storiche e antropologiche.

Camurri presenta Gentile. “Apocalisse della modernità. La Grande Guerra e le origini dei totalitarismi”: questo il titolo della lectio magistralis tenuta da Emilio Gentile, relatore di livello mondiale e, come ha ricordato Camurri durante la presentazione dell’ospite, uno dei pochi contemporaneisti i cui libri sono stati tradotti in diverse lingue. Due i maestri d’eccezione dello studioso molisano: Renzo De Felice, storico del fascismo italiano e George Mosse, storico tedesco del nazismo. Camurri ha ricordato i temi su cui Gentile ha concentrato oltre trent’anni di studi: i Totalitarismi, con la creazione di un modello di comparazione fra le varie forme che si sono sviluppate nel corso del ‘900 e il processo di sacralizzazione della politica nell’Italia fascista. Il docente  ha inoltre insistito sul metodo di lavoro dell’illustre studioso, basato su uno storicismo realistico: forte rapporto con le fonti, volontà di rischiare, serietà e sobrietà di stile. Ha poi sottolineato la capacità dello storico di andare oltre il revisionismo, di combattere la defascistizzazione del fascismo da Gentile sempre affrontato come fenomeno serio da studiare con rigore scientifico.

Gentile presenta se stesso. “Un razionalista illuminista di impronta volteriana”. Così lo storico ha definito se stesso. Ed ha continuato ricordando come tutto ciò che non abbia un sapore di forte razionalità non sia mai rientrato nel suo primario campo di interesse. Ma a partire dal 1968 qualcosa è cambiato: Gentile ha voluto confrontarsi con ciò che per sua stessa ammissione appare ai suoi occhi “ripugnante”: l’irrazionale. In particolar modo le figure di uomini irrazionali, i totalitari.

L’intervento. Gentile ha affrontato il tema  a partire dall’analisi dell’opera della studiosa tedesca Hannah Arendt, “Le origini del totalitarismo”. Le tesi della Arendt non convincono Gentile; la storica tedesca nega la patente totalitaria al fascismo italiano, almeno fino al 1938. Questo perché, secondo la definizione della Arendt, il totalitarismo deve essere visto di pari passo con il terrore. A contraddirla lo storico molisano che rivendica con forza la definizione di totalitarismo per il fascismo italiano. Gentile inoltre ha dimostrato come dall’opera presa in esame non emerga alcuna chiara definizione di cosa sia il totalitarismo e quali ne siano le origini. "Il totalitarismo è un’espressione coniata dagli anti-fascisti per definire il fascismo a partire dal 1923 – ha spiegato Gentile -. Col supporto di immagini e attraverso una riuscita rivisitazione degli eventi che hanno portato alla Grande Guerra, Gentile ha in ultimo affrontato l’aspetto della sacralizzazione della guerra e il mito del milite ignoto".