Un momento del convegno

Un convegno sul contributo della pedagogia ad un'educazione democratica

Può la pedagogia essere uno strumento di solidarietà e di pace? Su questo interrogativo si è basato il convegno “Per un’educazione democratica strumento di solidarietà e di pace, riflessioni storico pedagogiche” .

Il convegno All’incontro, organizzato dalla facoltà di Scienze della Formazione in occasione del saluto alla cattedra universitaria di Emilio Butturini, ordinario di Storia dell’educazione e della pedagogia e preside della facoltà dal 2000 al 2006, hanno partecipato professori provenienti da diversi atenei italiani.
La giornata è stata aperta da Mario Gecchele, docente della facoltà di Scienze della Formazione dell’ateneo scaligero che ha sottolineato l’importanza del tema scelto per l’evento: una riflessione sull’educazione alla non violenza come principio basilare per un’educazione democratica.

Un'educazione democratica "A partire dalla storia civile e da quella dell'educazione in particolare si vuole rilevare l'importanza determinante che un'educazione democratica ha per la costruzione di una società di pace, fondata su una concreta solidarietà fra tutti gli uomini – ha affermato Gecchele – Questi argomenti sono stati il nucleo centrale della professionalità del professor Butturini. Non bisogna permettere che l’educazione alla pace diventi solo un’occasione di nuova retorica ma bisogna educare alla complessità e alla convivenza delle diversità. Educare alla democrazia è indispensabile per la costruzione della pace”.

Il ruolo della pedagogia “Il professor Butturini ha dato un enorme contributo agli studi sulla pedagogia della pace. Rifacendoci al titolo di un suo scritto oggi possiamo parlare di una “Pace giusta” intesa in senso dinamico, una pace da costruire e reinterpretare” – ha spiegato Franco Cambi, docente di Pedagogia generale dell’Università di Firenze – “Per fare ciò è necessaria una costante azione pedagogica educando alla complessità, alla cooperazione, alla relazione. Ciò non vuol dire azzerare i conflitti ma scioglierli e superare la dimensione di inimicizia per arrivare a un’intesa comune”
Ma qual è il luogo più adatto in cui riuscire in questa impresa?

L'importanza della scuola “L’agenzia primaria chiamata in causa è la scuola” – ha continuato Cambi – “La scuola educa anche quando crede soltanto di istruire e deve quindi cercare di cambiare dal punto di vista della formazione etica diventando scuola comunità perché l’educazione alla pace ha bisogno di costruirsi in un’ottica di convivialità”.

Il convegno è proseguito con gli interventi di Rachele Lanfranchi, docente di Storia dell’educazione e della pedagogia della Pontificia facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilum” di Roma, Egle Becchi, docente di Pedagogia e Storia della pedagogia dell’Università di Verona, Luciano Pazzaglia, docente di Storia dell’educazione e della pedagogia, Francesco Susi, docente di Storia della scuola e di pedagogia interculturale dell’Università di Roma 3.

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