Sfruttamento lavorativo e del caporalato in agricoltura

L’università di Verona capofila del progetto “FARm, il modello di Filiera dell’agricoltura responsabile”

Creare un modello di collaborazione a rete pubblico-privato finalizzato alla prevenzione dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. Questo l’obiettivo di FARm, il progetto dell’università di Verona presentato il 29 luglio in sala Barbieri dipalazzo Giuliari, che ha ricevuto un finanziamento di circa 3 milioni di euro dall’Unione Europea attraverso il fondo Asilo migrazione e integrazione, Fami, gestito dai Ministeri dell’Interno e del Lavoro. Coordinatrice del progetto è Laura Calafà, docente di Diritto del lavoro del dipartimento di Scienze giuridiche d’ateneo.

Il progetto FARm è volto a valorizzare un modello di rete pubblico e privato nelle tre regioni del Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia, con sistemi produttivi in agricoltura avanzati e con simili condizioni di sviluppo economico-sociale.
Valorizzando una convenzione del diritto come strumento di prevenzione e non di sola gestione del conflitto giudiziario, il progetto propone un modello di collaborazione a rete pubblico-privato finalizzato alla prevenzione dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. Le istituzioni, Regioni, Direzioni competenti e Comuni, gli enti di supporto, quali le Agenzie del lavoro, insieme al privato-sociale coinvolto nella rete dei progetti anti-tratta nelle zone considerate, le imprese agricole e le parti sociali sono coordinate da un capofila universitario con specifiche competenze di studio e ricerca applicata interdisciplinare in ambito giuridico, sanitario ed informatico per lo sviluppo di risposte innovative nella specifica materia oggetto del bando. Il progetto coinvolge, per un supporto specialistico, anche le Università di Trento, Bolzano e Statale di Milano.

Farm nasce – ha spiegato Calafà – dopo la pubblicazione di articoli sulla stampa locale veronese dedicati allo sfruttamento dei migranti in agricoltura attraverso le cooperative senza terra. L’idea di base del progetto è di portare a sistema diverse linee di intervento mediante la valorizzazione degli strumenti della Responsabilità sociale dell’impresa sui cui è fondato il Piano di azione nazionale impresa e diritti umani 2016-2021, trasformandone gli obiettivi in interventi concreti ed efficaci non solo per l’agricoltura nei territori considerati, ma per l’intero territorio nazionale e in settori produttivi diversi e ulteriori rispetto a quello dell’agricoltura grazie al supporto di una solida rete di supporto al progetto. FARm è collegato al progetto finanziato Buona terra della regione Piemonte e al progetto, primo dei non finanziati, Demetra della Coldiretti Toscana”.

Grazie alla rete di competenze collegata a progetti di ricerca in corso e costruita ex novo durante la scorsa primavera, il gruppo di lavoro dell’università di Verona nei prossimi due anni perseguirà obiettivi complessi, ma socialmente davvero importanti. Tra questi, l’emersione di diverse situazioni di vulnerabilità attuale e potenziale nei contesti territoriali coinvolti nel progetto mediante la formazione e il supporto specialistico a presidi mobili chiamati a intercettare la popolazione a rischio di sfruttamento e caporalato fuori e dentro i luoghi di lavoro; il miglioramento dell’efficienza del sistema di intermediazione pubblico e privato del lavoro agricolo e la valorizzazione di un supporto mirato all’accesso delle vittime di sfruttamento lavorativo e popolazione a rischio al mercato del lavoro in agricoltura in condizioni di legalità mediante soluzioni innovative giuridico-organizzative e informatico-tecnologiche con il supporto delle Università coinvolte nel progetto; la promozione dell’autoregolazione responsabile delle aziende agricole e di una filiera dell’agricoltura responsabile mediante valorizzazione della Rete del lavoro agricolo di qualità con il supporto di modelli giuridici specifici di commercializzazione incentivata dei prodotti agricoli dei territori coinvolti dal progetto.

Il gruppo di lavoro interno all’ateneo comprende Laura Calafà e Venera Protopapa del dipartimento di Scienze giuridiche, Carlo Combi del dipartimento di Informatica e Corrado Barbui del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento.
Referenti delle università di Trento, Milano e Bolzano sono Riccardo Salomone, Olivia Bonardi e Susanne Elsen.
Sono partner di progetto per il Veneto, la Regione Veneto, Veneto lavoro, il Comune di Venezia, Cia, Confragicoltura, Coldiretti e Confederazione agricola e agroalimentare del Veneto, la cooperativa Nuovo villaggio di Padova. Per il Trentino- Alto Adige, la provincia autonoma di Trento–Agenzia del lavoro di Treno, l’associazione La strada-der weg onlus di Bolzano. Per la Lombardia, l’Azienda socio sanitaria territoriale, Asst, di Cremona, l’Agenzia metropolitana per la formazione l’orientamento e il lavoro, Afol, di Milano, l’associazione Lule onlus, il Centro di addestramento professionale agricolo, Capa, di Cremona, la Cassa integrazione malattia e infortuni, Cimi, di Mantova.

Il progetto è stato redatto con il supporto tecnico dell’Area ricerca dell’università di Verona.