La guerra in Europa

Editoriale di Olivia Guaraldo, docente di Filosofia politica al dipartimento di Scienze umane

Difficile fare previsioni sulla gravissima situazione che si è creata in Ucraina dopo l’invasione russa iniziata nella notte fra il 23 e il 24 febbraio. Persino i grandi esperti di geopolitica, che insistevano da tempo sul fatto che Putin non avrebbe invaso l’Ucraina, e che avesse solo intenzione di evitare il progressivo avvicinamento del paese all’Occidente e alla Nato, sono stati sorpresi dall’accelerazione degli eventi. Le loro visioni strategiche erano forse troppo vicine a una nozione ‘utilitarista’ del conflitto: a Putin non conviene scatenare una guerra, c’è una sproporzione tra i rischi e i vantaggi, sicuramente non invaderà. Ecco, queste considerazioni di carattere razionale, utilitaristico, non tengono forse conto di aspetti che spesso sfuggono a una lettura esclusivamente “economicista” del potere. Diceva Erodoto che anche il migliore degli uomini, se dotato di un potere senza limiti, può fare ciò che vuole con impunità, diventa insaziabile, irresponsabile, pericoloso. Ecco perché gli antichi greci si dotarono di un sistema di potere condiviso, in cui nessuno avrebbe dovuto essere superiore agli altri. Lo chiamarono isonomia, e per quanto noi oggi siamo lontani da quella forma di organizzazione politica – l’antica polis – ereditiamo da quella antica saggezza istituzionale l’idea che il potere vada spartito, separato, diviso. Per evitarne gli abusi ma anche per evitarne l’insaziabile pericolosità. Solo il potere arresta il potere, diceva Montesquieu, il grande inventore della separazione dei poteri (che vige ancora oggi nei nostri sistemi liberal-democratici).  La tentazione dell’onnipotenza distrugge il mondo, e i totalitarismi del Novecento lo hanno senza dubbio dimostrato. Purtroppo la lenta fine dell’Unione Sovietica, con il fallimento del progetto riformista di Gorbaciov, il caos che seguì con la presidenza di Eltsin, non hanno innescato nel paese un processo di crescita delle istituzioni libere e democratiche. La Russia di Putin ha coniugato l’eredità autoritaria sovietica con la simbolica imperiale dello zarismo, a detrimento di ogni spinta democratica che pure è arrivata dalla società civile. L’Europa, dal canto suo, non ha saputo credere abbastanza nella propria democrazia, non ha saputo estenderne efficacemente l’influenza – che va oltre un ruolo militare – nell’ex mondo comunista. Cosa succederà ora è difficile dirlo, ma questa aggressione ingiustificata e brutale avrà conseguenze distruttive per la Russia stessa. 

Olivia Guaraldo, docente di Filosofia politica nel dipartimento di Scienze umane