Lo stato tra globalizzazione, decentramento ed economia digitale

Venerdì 18 dicembre la presentazione del libro “Il futuro non è un vicolo cieco”

Globalizzazione, decentramento ed economia digitale sono i temi, di estrema attualità, trattati nel libro “Il futuro non è un vicolo cieco” di Franco Gallo, presidente emerito della Corte costituzionale e presidente dell’Istituto della Enciclopedia italiana Treccani. La presentazione del libro, che si è tenuta online il 18 dicembre, è stata l’occasione per aprire un denso dibattito moderato da Enzo Cheli, vicepresidente emerito della Corte costituzionale. Al convegno erano presenti Stefano Troiano, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche, Luca Antonini, giudice della Corte costituzionale, Mario Bertolissi, docente dell’università di Padova, Giampietro Ferri, docente di Diritto costituzionale d’ateneo, e Francesco Palermo, docente di Diritto pubblico comparato dell’università. 

Stefano Troiano ha portato gli indirizzi di saluto del Magnifico Rettore Pier Francesco Nocini. Il docente si è detto molto entusiasta per “l’iniziativa di grandissimo pregio, che consente di aprire un ragionamento su temi fondamentali di natura non solo giuridica, ma che fanno parte del patrimonio di tutti, a prescindere dalla formazione”. Ha evidenziato che gli argomenti trattati sono contenuti anche nel programma del Progetto d’Eccellenza del dipartimento, denominato “Diritto, cambiamento e tecnologie” e che rappresenta una delle iniziative con la più ampia convergenza tra diversi team di ricerca.

Enzo Cheli ha poi preso la parola, affermando che “nonostante il libro abbia visto la luce nel 2019 e non abbia quindi potuto tenere conto degli effetti che l’attuale crisi sanitaria ha provocato nella sfera dello stato e dei poteri pubblici”, esso è di estrema attualità. Sottolinea come i tre temi trattati – la globalizzazione, il decentramento e la rivoluzione digitale – “sono anche i tre percorsi su cui si stanno sviluppando molte delle conseguenze dovute alla pandemia”. Alcuni esempi sono la difficoltà di cooperazione dei diversi organi d’intervento, i nuovi livelli di vita e di lavoro che trovano supporto negli strumenti digitali e la globalizzazione che, invece di ridurre le disuguaglianze, le amplifica. Impegnandosi, le classi politiche e i governi possono orientare le trasformazioni in atto verso una linea positiva di progresso, garantendo la “visione sì realistica, ma non sfiduciata” che suggerisce il titolo del libro.

La parola è poi passata a Luca Antonini, giudice della Corte costituzionale, secondo cui “la pandemia ha alle spalle una mitologia: l’onnipotenza della scienza”. L’affermazione è stata un auspicio ad una rapida uscita dalla crisi sanitaria, che “non deve mutare in una crisi sistemica”.

“Il libro delinea i profili di una società politicamente organizzata”, prosegue poi Mario Bertolissi, docente all’università di Padova, sottolineando come le complessità del sistema portino a un’inefficienza gestionale che rischia di causare uno sperpero di denaro pubblico.

L’intervento di Giampietro Ferri, docente di Diritto costituzionale d’ateneo, è partito dall’analisi dai problemi riguardanti la sanità e i rapporti tra Stato e Regioni. “Non penso che si possa arrivare ad un sistema completamente statalizzato”, sottolinea Ferri, “ma potranno essere apportati alcuni accorgimenti in favore delle Regioni. Il Recovery Fund, se utilizzato bene, può significare una via d’uscita dalla crisi”. Conclude parlando del tema del lavoro e di come in futuro si preveda la necessità di impieghi sempre più qualificati a causa anche della digitalizzazione, che ha comportato una “trasformazione inimmaginabile fino a pochi anni fa”.

Francesco Palermo, docente di Diritto pubblico comparato d’ateneo, conclude evidenziando come “il compito dei costituzionalisti è quello di adattare dei sistemi pensati per epoche diverse a problemi nuovi, trovando soluzioni funzionali”. Lo Stato, spiega il docente, nasce come strumento di gestione di un territorio, “ma da molto tempo si trova a dover far fronte a fenomeni di natura globale”. Questo compito è sempre stato presente, ma si è accentuato con la crisi sanitaria e ha portato alla luce il problema dell’inadeguatezza degli strumenti tradizionali, che devono essere rivisti e rinnovati.