Successo dell’università di Verona all’Actrims di New Orleans

Presentati con successo, durante il maggiore congresso sulla Sclerosi Multipla in USA, i risultati di una ricerca condotta da un team di ateneo

Si conferma una ricerca di eccellenza nell’ambito della Sclerosi Multipla quella realizzata dal team scaligero coordinato da Massimiliano Calabrese,  neurologo della clinica neurologica dell’università di Verona. Lo studio è stato presentato con successo da Roberta Magliozzi, neuropatologae membro del gruppo di ricerca, all'Actrims di New Orleans, il maggiore congresso Sclerosi Multipla in USA, tra le late breaking news in sessione plenaria. La ricerca era stata premiata nel settembre 2014, all'interno del congresso mondiale sulla Sclerosi multipla, tra i migliori 22 migliori progetti di ricerca focalizzati a scoprire le cause della Sclerosi Multipla. I primi risultati dello studio sono stati premiati a Barcellona nel settembre 2015 come “Miglior Poster” nell’ambito del congresso europeo sulla Sclerosi Multipla.

“Siamo tutti entusiasti – ha spiegato Calabrese– per questo importante riconoscimento presso il maggior congresso americano sulla Sclerosi Multipla. Siamo consci che c’è ancora molto lavoro da fare ma finalmente siamo convinti di essere sulla strada giusta per poter davvero fornire, fin dalle primissime fasi della malattia, una terapia personalizzata ad ogni paziente, massimizzando quindi i benefici e soprattutto riducendo effetti collaterali e costi”.

“Can the degree of meningeal inflammation and cortical pathology be used to stratify early progressive Ms patients?” – “Il grado di infiammazione meningea e il danno corticale può essere utilizzato per definire il rischio dei pazienti di entrare nella fase progressiva della malattia?”. Questo il titolo della ricercaveronese che mira a individuare precocemente quali sono i pazienti colpiti da SM che sono destinati a entrare rapidamente nella fase progressiva della malattia, un momento critico per il paziente che determina la perdita di efficacia delle terapie e un conseguente accumulo di disabilità che non si riesce ad arrestare. A oggi, infatti, è possibile diagnosticare questa fase della malattia quando si è già manifestata o, al massimo, immediatamente prima che si manifesti, e comunque quando ormai è spesso troppo tardi per intervenire. Per questo risulta determinante riuscire a comprendere il prima possibile quali siano i pazienti che hanno una maggiore probabilità di evolvere velocemente verso la fase progressiva, così da poterli indirizzare, sin dall’inizio, alle terapie più efficaci tra quelle disponibili.

Il team, coordinato da Calabrese, è composto da Salvatore Monaco, direttore della Clinica neurologica dell’università di Verona, Roberta Magliozzi neuropatologa di fama internazionale,  Maria Donata Benedetti, responsabile del Centro sclerosi multipla, Marco Pitteri psicologo e specialista in neuropsicologia, Alberto Gajofatto, ricercatore di Neurologia, Stefania Montemezzi, primario della Radiologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, e da Francesca Benedetta Pizzini e il team della Neuroradiologia. Il team scaligero lavora in collaborazione con l’Istituto superiore sanità, in particolare con Francesco Facchiano, con il reparto di Neuropatologia dell’Imperial College di Londra diretto da Richard Reynolds e con il dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Padova e in particolare con Alessandra Bertoldo e il suo team.

09.03.2016