Lavoro e riforma Jobs Act: alla ricerca della flessibilità

Secondo incontro del ciclo “Educazione, cultura e bene comune” al Polo Zanotto con Pietro Ichino

Continua la rassegna di conferenze promossa dal Collegio Universitario Femminile “Don Nicola Mazza”, con un incontro dedicato al mondo del lavoro. Ospite d'onore Pietro Ichino, senatore della Repubblica e  giuslavorista.L’evento è stato coordinato da Luca Zarri, docente di Politica economica all’Università di Verona.  Un excursus storico sul diritto del lavoro in Italia, a partire dalla job property, che ha caratterizzato le politiche degli ultimi cinquant’anni, fino al Jobs Act, la riforma al vaglio delle Camere in questi mesi.  

Jobs Act: anatomia di una riforma. “Il governo è stato delegato a riformulare il sistema di protezione del lavoro del nostro Paese. Esso deve quindi voltare pagina rispetto al concetto che ha influenzato l’ordinamento italiano da fin troppo tempo, la job property, sostituendolo con un sistema imperniato sui principi della flexsecurity”, ha dichiarato Ichino. Dunque, un nuovo mercato dell’impiego, che secondo Ichino è basato su tre pilastri fondamentali: ammortizzatori sociali, servizi per l’impiego e una codificazione semplificata dell’intera materia, a cui si aggiunge l’introduzione di una nuova tipologia di contratto, a tutele crescenti, destinato a prendere il posto di quello a tempo indeterminato.

Obiettivo: internazionalizzazione. "Uno degli scopi primari della riforma – ha continuato Ichino – è rendere più flessibile e semplice la disciplina. Oggi le fonti nazionali del diritto del lavoro occupano migliaia di pagine, in cui si è stratificata una quantità immensa di norme, che hanno contribuito a rendere la legislazione in materia caotica e smisurata. “Avere un codice chiaro, comprensibile da tutti e traducibile in inglese è una delle condizioni fondamentali per essere più attrattivi nei confronti degli investitori stranieri, i quali oggi troppo spesso rinunciano a comprenderne il funzionamento”.

 22.10.2014