Disabilità intellettive e disturbi dell’apprendimento: il ruolo dell’educazione

Nel convegno nazionale si è discusso dell’importanza della pedagogia nel favorire l’inclusione scolastica e lavorativa

Uno spazio di discussione sui temi dell’inclusione sociale, economica e didattica delle persone con disabilità intellettiva. È iniziato così il convegno di due giorni sul ruolo dell’educazione  e della pedagogia nei confronti delle persone portatrici di disturbi dell’apprendimento.  Il meeting è nato dalla collaborazione del dipartimento di Filosofia, pedagogia e psicologia dell’università con l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico dell’ospedale San Raffaele Pisana di Roma, il gruppo Studio-Ricerca-Formazione “Cooperative Learning” e la cooperativa sociale “L’infanzia”. Lo scopo era quello di condividere i più recenti risultati di ricerche in campo neurobiologico e funzionale, al fine di comprendere a fondo queste due condizioni, che di fatto influenzano coloro che ne soffrono nel corso di tutta la loro esistenza.

L’adultità nella disabilità intellettiva.A seguito dell’aumento della vita media delle persone portatrici di disabilità intellettiva, è diventato oggi fondamentale riflettere sulla loro condizione adulta. “Non è  immaginabile un sistema di welfare che pensi per queste persone percorsi di assistenza. –  ha dichiarato Angelo Lascioli, ricercatore di Didattica e Pedagogia speciale  – È invece auspicabile e realizzabile una progettazione educativa che tenga conto del fatto che tali soggetti avranno bisogno di essere inseriti in contesti lavorativi e dovranno essere loro garantiti dei diritti di cittadinanza attiva”. Per questa ragione, il valore dell’educazione e di una pianificazione pedagogica efficace ed efficiente ha assunto un ruolo di estrema rilevanza. “Soprattutto oggi, in cui si parla sempre più di progetto di vita, ha proseguito il docente, l’intenzione è quella di guardare alla persona con disabilità intellettiva fin dall’ambiente didattico come qualcuno che crescerà e diventerà adulto”.

L’inserimento nel mondo esterno. “La connotazione particolare di questo progetto – ha affermato Stefania Lamberti, ricercatrice di Didattica e Padagogia speciale – è relativa alle buone prassi che nel contesto vengono attuate sia nella scuola, sia nel territorio”. In particolare Lamberti ha presentato il metodo del Cooperative learning per creare contesti di apprendimento per l’inclusione e per favorire l’incontro. A questo proposito, numerose sono state le testimonianze di esperienze riportate da rappresentanti dell’Ulss 22, da operatori del centro polifunzionale Don Calabria di Verona e dall’associazione Dadi di Padova. Inoltre, il meeting ha dato la possibilità, da una parte, di ascoltare docenti ed esperti provenienti da diverse realtà italiane, dall’altra di partecipare attivamente al dibattito attraverso un workshop, uno spazio di discussione sui temi dell’educazione sessuale ed affettiva delle persone con disabilità intellettiva. Di particolare interesse la sessione dedicata all’educazione interculturale che ha visto tra i relatori Agostino Portera, direttore del Centro studi interculturali d’ateneo.

06/10/2014