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Venerdì 3 dicembre con uno spettacolo al Camploy inizia la raccolta fondi per il progetto a sostegno della scolarizzazione delle bambine del Burundi

Esistono realtà dove anche andare a scuola diventa un privilegio. Sono 130 milioni i bambini del mondo che non  possono permettersi di ricevere un’istruzione, e quasi sempre è alle bambine che viene negata questa opportunità.  Secondo una ricerca delle Nazioni Unite, nei paesi sottosviluppati  la durata media degli studi è di 3 anni per i maschi e uno per le femmine.  Poiché nessuna emancipazione è possibile senza l’accesso all’istruzione, il comitato per le Pari Opportunità dell’ateneo ha deciso di sponsorizzare per il settimo anno consecutivo un progetto di scolarizzazione rivolto alle bambine del centro rurale di Rwangabo, località del Burundi, paese africano reduce da un decennio di guerre.  

"Le anime del Burundi" e lo spettacolo teatrale per la raccolta fondi. La raccolta fondi si aprirà venerdì 3 dicembre con uno spettacolo in  alle 21 al teatro Camploy . (Il teatro dell'attorchio di Cavaion veronese presenta la commedia in due atti  "Cose turche al casinò", regia di Michela Ottolini). E' disponibile inoltre il calendario “Le anime del Burundi”, realizzato con 13 foto, il cui ricavato andrà interamente devoluto al progetto.

Università di Verona e Ngozi. La scelta del Burundi nasce dal fatto che l’ateneo veronese ha già un consolidato progetto di collaborazione con l’Università di Ngozi, che si occupa della formazione dei tecnici della salute.  Gli obiettivi che si pone questo nuovo progetto riguardano il sostegno della scolarizzazione delle bambine, e la possibilità di accedere all’istruzione superiore. Si può contribuire al progetto anche con un versamento minimo di 20 euro grazie al quale sarà possibile provvedere al materiale scolastico, sostenere le famiglie più povere, vincolandole però a mandare a scuola le figlie e tenere corsi di recupero il sabato. Infatti, essendo la scuola molto povera, le classi sono numerose e questo rende più difficoltoso l’apprendimento dei singoli alunni. Grazie al doposcuola le bambine potranno accedere ad un livello di preparazione che consenta loro di passare alle classi superiori e di superare l’esame di VI, scoglio quasi impossibile per gli abitanti della campagna. Inoltre alle bambine coinvolte nel progetto verrà garantita l’assistenza sanitaria.Il progetto nasce in collaborazione con Amahoro  sociale Onlus.