A parlarne Gabriele Colleoni, vicedirettore del Giornale di Brescia, ospite all’università di Verona

Il percorso della notizia è un tema di grande rilevanza in ambito giornalistico: bisogna chiedersi quali sono i fatti che possono essere considerati notiziabili e, successivamente, capire come una stessa notizia possa essere sviluppata sui diversi media, dalla carta stampata alla radio, dalla tv fino al web. A parlarne agli studenti del corso di laurea magistrale in Editoria e giornalismo è stato Gabriele Colleoni, vicedirettore del Giornale di Brescia, invitato giovedì 25 maggio alla lezione di Giornalismo interculturale e multimedialità del docente Maurizio Corte.

Gabriele Colleoni ha alle spalle quarant’anni di carriera giornalistica avviata quando iniziò a occuparsi delle vicende dell’America Latina. “La realtà sudamericana negli anni Settanta – ha spiegato Colleoni – era molto complessa e difficile, veniva spesso trattata in maniera superficiale dai grandi giornali italiani”. In quel periodo il giornalista faceva la spola tra Verona e il Sud America e si rese conto che era necessario creare veri e propri punti di riferimento culturali e di informazione. Anche per questo alla fine degli anni Settanta venne fondato il centro di documentazione e formazione Oscar Adulfo Romero, nato con lo scopo di creare una rete di notizie e portare alla luce realtà sociali locali e storie di persone. Dopo questa esperienza, Colleoni nel 1992 arrivò a L’Arena, dove ha iniziato a occuparsi del settore interni ed esteri.

L’esperienza a L’Arena. “Lo scopo della testata – ha raccontato Colleoni – era quello di mescolare la sfera locale e quella nazionale, per poter fornire al cittadino un prodotto autorevole, credibile e completo al tempo stesso. Quando si affrontano notizie in ambito locale i criteri di notiziabilità fondamentali sono territorialità, storia e natura del giornale e prossimità (non puramente fisica). Le notizie quindi, devono prima di tutto saper toccare i lettori in prima persona”.

Oggi più che mai è necessaria una forte integrazione tra i vari media. “Per esempio – ha proseguito Colleoni – l’inchiesta dei vaccini, nata su carta stampata, si può sviluppare in maniera più sintetica e diretta sui social. Qui si ricevono numerose opinioni da parte dei lettori, che possono essere a loro volta prese come spunti per nuovi approfondimenti da proporre nel giornale. Online, così come in tv, si può puntare anche sulla componente audio-visiva, in grado di attrarre un maggior numero di persone. Diverso è invece l’approccio che ha la radio nei confronti della stessa notizia, considerato più dinamico, essenziale e, quindi, più facile da gestire”. Anche in mezzo a tutti questi new media, ciò che non va mai trascurato è il compito fondamentale del giornalista: la mediazione. “Non si può prendere come input una notizia circolata su Facebook solo perché ha ricevuto numerose condivisioni. – ha concluso Colleoni – Il buon giornalista deve comunque verificarne l’attendibilità e, una volta fatto questo, deve scavare ancora più a fondo e approfondire tutte le varie sfaccettature dell’argomento. Nella palude dell’informazione si trova di tutto: il compito del giornalista è quello di fare la guardia ai pozzi di acqua potabile”.

29.05.2017