L’Europa e la sfida del Green deal

Docenti universitari di diverse discipline e rappresentanti delle istituzioni europee hanno fatto il punto sul tema

Negli anni, la lotta contro il cambiamento climatico ha assunto un’importanza sempre più rilevante nelle politiche internazionali. L’Unione europea si è impegnata a contribuire al benessere ambientale con il Green deal, una strategia finalizzata a rendere sostenibile la sua economia entro il 2050 trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti. Per aiutare a comprendere meglio il piano di azione varato dall’Unione per , l’Ateneo, con il patrocinio della RUS – Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile e in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ha organizzato nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile Asvis una videoconferenza in cui docenti, scienziati e rappresentanti delle istituzioni hanno analizzato le problematiche che queste iniziative potrebbero riscontrare in fase di realizzazione.

L’evento, moderato da Matteo Nicolini, docente di Diritto pubblico comparato e delegato del Rettore per la RUS, si è aperto con i saluti di Donata Gottardi, Prorettrice vicaria dell’Università. “C’è un forte collegamento tra il tema della responsabilità sociale e quella ambientale” ha detto la Prorettrice, sottolineando come il Green Deal sia piena espressione dell’evoluzione della responsabilità sociale dell’impresa verso la sostenibilità e come l’obiettivo di rendere l’Unione europea innovativa coincide oggi sempre più con il tema della protezione dell’ambiente. Come indicato da Maria Caterina Baruffi, docente di Diritto internazionale e direttrice del Centro di documentazione europea di Verona (CDE), un’azione coordinata a livello di Unione europea potrà essere più incisiva ed efficace nella tutela ambientale di quanto non sia nelle possibilità dei singoli Stati membri.

I punti fondamentali affrontati dai relatori sono stati raccolti nei saluti di Massimo Gaudina, Capo della rappresentanza regionale della Commissione europea a Milano, secondo cui il Green Deal è un programma ricchissimo, una sfida difficilissima, ma capace di trasformare un problema in un’opportunità. Emanuela Gamberoni, docente di Geografia e referente del Rettore per la cooperazione allo sviluppo internazionale, sociale e ambientale, ha chiuso i saluti istituzionali sottolineando come anche l’Agenda 2030 delle NU per lo sviluppo sostenibile riconosca la forza importante che lo sviluppo sostenibile ha da un punto di vista culturale e di come sia imprescindibile un approccio collaborativo per renderlo possibile. “L’Ateneo è attento a una cooperazione strategica e a uno sviluppo che non lasci nessuno indietro” ha evidenziato la docente, che ha concluso il suo intervento dichiarando “La ricerca, la formazione e l’azione devono essere interconnesse per ottenere dei territori resilienti e degli spazi vivibili”.

Luchino Ferraris, della Direzione generale agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea, ha introdotto le relazioni analizzando gli obiettivi del Green Deal e gli strumenti attraverso cui questi verranno realizzati, soprattutto nel settore dell’agricoltura, responsabile del 10 % delle emissioni di CO2 a livello di UE e del 24% a livello mondiale. La strategia Farm to Fork(F2F) del maggio 2020 costituisce il primo vero tentativo di politica agroalimentare integrata collocandosi così al centro del Green Deal. Ferraris ha infine sottolineato come l’Unione europea sia chiamata a esercitare una funzione di leadership in materia di sostenibilità e riduzione delle emissioni, seppure i risultati in tal caso molto dipendano dalla volontà politica degli stati.

Si è concentrato invece sulla necessaria interrelazione a livello globale tra governance e expertise, o ricerca scientifica, Massimiliano Badino, ricercatore di Logica e Filosofia della scienza all’università di Verona. Una sinergia difficile  da attuare anche perché la poca fiducia nella conoscenza scientifica e l’atteggiamento accademico mirato alla perfezione impediscono la comunicazione tra i due campi. Badino sottolinea come il modello economico attuale, basato ancora sui parametri del PIL e della produttività, debba cambiare in modo da favorire la collaborazione tra forze che rendono possibile il cambiamento.

Ad analizzare i quattro pilastri del Green Deal che riguardano l’energia ci ha pensato Giovanni Goldoni , docente di Scienze merceologiche. Le energie rinnovabili, l’economia circolare, l’uso di idrogeno ricavato da energie pulite e il carbon border adjustment mechanism, imposto nei confronti dei Paesi che non applicano restrizioni all’inquinamento, sono quattro problematiche che l’Unione dovrà affrontare e bilanciare in futuro.

Le biotecnologie verdi sono state il focus dell’intervento di Matteo Ballottari, docente di Fisiologia vegetale. Se l’aumento demografico richiede maggiori rese  agricole, le biotecnologie potrebbero essere utili nel mettere a disposizione nuove varietà meno reattive ai cambiamenti climatici . Inoltre, si potrebbero dedicare piantagioni alla produzione di biocarburanti dall’impatto ambientale molto minore rispetto ai combustibili fossili. Anche in questo caso la questione etica si fa sentire: lo spazio coltivabile va usato per produrre cibo o biocarburante, quali gli effetti sulle comunità che vivono da sempre su quei terreni?

Claudia Bazzani, ricercatrice di Economia ed estimo rurale, e Giovanna Felis, docente di Microbiologia si sono concentrate sulla questione del cibo sostenibile, provando come il consumatore informato sia maggiormente propenso a scegliere in automatico il prodotto più sostenibile e salutare. Il dipartimento di Biotecnologie dell’Ateneo sta lavorando a una chimica verde in grado di generare meno rifiuti possibile. Altro progetto europeo, coordinato dall’Ateneo scaligero è Suschoice, un’iniziativa che mira a far prendere decisioni sostenibili ai più giovani.

Ultimo intervento è stato quello di Marco Peruzzi, docente di Diritto del lavoro, che ha analizzato le interconnesessioni tra la protezione del lavoro e la protezione dell’ambiente, di come occorra una transizione che sia allo stesso tempo ecologica e solidale; un’alleanza tra le ragioni sociali e le ragioni ambientali per risolvere problemi, come quelli che si porranno nel momento in cui le posizioni lavorative legate ai combustibili fossili smetteranno di esistere. Il Green Deal, in questo senso, ha il dovere di riqualificare i lavoratori.

Infine Andrea Golini, studente iscritto alla laurea magistrale in Economics, a nome delle associazioni studentesche, ha ricordato i nuovi lavori e le nuove competenze che attendono i neo laureati, futuri produttori e consumatori.