Quale futuro per la Palestina?

Quale futuro per la Palestina? Questo il titolo dell’incontro che si è tenuto il 3 dicembre nell’aula T.1 del  Polo Zanotto. Dopo i saluti, Gian Paolo Romagnani ha presentato i relatori Elda Baggio, docente di Chirurgia vascolare di ateneo e Jamil Hilal, docente di Sociologia alla Birzeit University di Ramallah.

È seguita la testimonianza di Baggio circa il lavoro svolto come medico in un ospedale di Gaza. Baggio ha descritto, con il supporto di alcune immagini, la difficile situazione i cui versa molta parte della popolazione in territori palestinesi progressivamente ridotti. “La percentuale di gente che non ha lavoro è elevatissima –  ha raccontato –  e questo ha come conseguenza che quasi il 60% delle famiglie dipende dal cibo e dall’assistenza in denaro dell’Associazione per i rifugiati palestinesi, l’Unrwa”. Inoltre, ha aggiunto la docente, non bisogna dimenticare problemi  come  quello dell’acqua non sempre pulita e dell’energia elettrica disponibile per sole quattro ore al giorno.

A seguire Jamil Hilal si è focalizzato sull’attuale situazione del territorio palestinese, definendolo un “sistema con due parti, una di queste formata da una sorta di riserva in cui vivono i Palestinesi e dall’altra parte lo stato di Israele che ha il controllo completo della terra, del sistema delle strade, dell’aria sottosuolo e anche dell’acqua. Vige un sistema di apartheid connesso a un progetto di insediamento continuo, e tutti gli aspetti fondamentali della vita dei Palestinesi sono controllati da Israele, incluse le frontiere che ne dominano i movimenti”. Quest’ultima problematica è stata confermata anche dalle parole di Elda Baggio che ha ricordato come il passaggio alla frontiera rimanga sempre proibito per due giorni alla settimana, rendendo quasi impossibile anche il transito per motivi umanitari.