Oltre 200 ricercatori dal 24 al 26 giugno per il 12esimo convegno internazionale

Dal 24 al 26 giugno, con il patrocinio di Expo 2015, si terrà nell’auditorium della Gran Guardia il 12esimo convegno internazionale dal titolo “Specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto nelle piante: dai sistemi modello alla sperimentazione in campo” con la partecipazione di 200 ricercatori provenienti da tutto il mondo. Nei due giorni del convegno si discuterà di alcuni dei problemi più sentiti in agricoltura, come l’identificazione di piante di interesse agro-alimentare capaci di resistere meglio ai cambiamenti climatici e all’attacco di patogeni, o il miglioramento del valore nutrizionale e salutistico di piante alimentari.

Nel convegno si parlerà anche di resistenza delle piante ai patogeni, una delle principali cause di perdita di produttività in ambito agricolo e un pericolo per la salubrità dei nostri alimenti, basti pensare alle tante emergenze di questi ultimi anni: Xylella per l’olivo, batteriosi del kiwi, solo per citarne alcune. “Le specie reattive dell’azoto, in particolare l’ossido nitrico – spiega Massimo  Delledonne, professore ordinario di Genetica dell’ateneo e co-organizzatore del convegno –  hanno un ruolo chiave nelle risposte di difesa delle piante. Conosciamo anche molto bene come l’aumento di queste specie reattive possano determinare variazioni dell’espressione di specifici geni che rendono più resistenti alcune piante ai patogeni. Si tratta ora di mettere in rete tutte le informazioni che la ricerca scientifica ha prodotto nelle varie parti del mondo per cercare di identificare le strategie migliori per risolvere alcune nelle principali sfide del nostro secolo come quelle di una malnutrizione ancora troppo presente e dei cambiamenti climatici con il loro impatto negativo sull’agricoltura.”

“Le piante hanno una grande capacità di percepire le variazioni ambientali, modificando il loro metabolismo per adattarsi al meglio. Le specie reattive dell’ossigeno, conosciute da tutti come molecole dannose, in realtà, quando prodotte in basse concentrazioni, sono segnali importantissimi per l’attivazione delle risposte di difesa. Naturalmente non tutte le specie sono ugualmente capaci di rispondere in modo adeguato ai cambiamenti ambientali – aggiunge Laura De Gara professore ordinario di Fisiologia vegetale dell’Università Campus Bio-Medico di Roma co-organizzatrice del convegno – Capire i meccanismi di attivazione di tali risposte è fondamentale per esempio anche per identificare specie e varietà più produttive e resistenti ai cambiamenti climatici.”

 23.06.2015