L’umanesimo della fragilità

Settimo incontro del ciclo tematico di conferenze “Educazione, cultura e bene comune”

“Ebbene, se sono stato e sono un buon psichiatra, se ho aiutato i miei matti, ciò è avvenuto per la mia fragilità”. Questo è Vittorino Andreoli, celebre psichiatra, scrittore e direttore del dipartimento di psichiatria di Soave, ospite della conferenza “L’umanesimo della fragilità” all’università di Verona.

Fragilità e potere. L’incontro, che si è tenuto lunedì 1 dicembre, alle 17.30, nell’aula T.5 del Polo Zanotto, è stato aperto da Suor Germana Canteri del collegio universitario femminile “Don Nicola Mazza” e da Giancesare Guidi, docente di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica e pro rettore vicario del dipartimento di Scienze della vita e della riproduzione dell’università di Verona. Vittorino Andreoli ha concentrato il suo intervento sull’antitesi tra fragilità e potere. “Il potere mette in una condizione di bisogno dell’altro, ma solo per dominare o imporsi e certamente non favorisce le relazioni umane, anzi le tiene a una distanza tale da mantenere una superiorità tra chi ha il potere e chi lo deve eseguire. La fragilità invece non è mancanza di potere, la debolezza è mancanza di potere. La fragilità è legata alla condizione umana e significa aver bisogno dell’altro ma perché l’altro serve a te per vivere e non per esercitare il tuo potere. La fragilità è allo stesso tempo aiuto e condivisione con l’altro e il più grande esempio di fragilità è l’amore”.

9.12.2014