Alessandra Foscati - foto ilVeronese

L’autrice ha raccontato presentato il libro "Ignis sacer. Una storia culturale del fuoco sacro dall’antichità al Settecento"

Alessandra Foscati, assegnista del dipartimento di Beni culturali dell’università di Bologna ha presentato il volume "Ignis sacer. Una storia culturale del ‘fuoco sacro’ dall’antichità al Settecento". Nel secondo appuntamento di Io scrivo, tu mi leggi, l’autrice ha illustrato la ricostruzione storico-semantica del concetto di “fuoco sacro”, mettendone in discussione la tradizionale associazione all’ergotismo e al fuoco di Sant’Antonio. Ad aprire l’incontro gli interventi di Alessandro Pastore e Alessandro Arcangeli, docenti di storia moderna nell’ateneo scaligero e di Luigi Canetti, docente di storia del Cristianesimo e delle Chiese all’università di Bologna.

Ignis sacer. "Lo studio – ha spiegato Alessandra Foscati – trae ispirazione da un articolo scritto nella metà del secolo scorso da Ernest Wickersheimer in cui erano già parzialmente indicati i significati riconducibili all’espressione ignis sacer". Parole di apertura con cui la'autrice, attraverso una rigorosa indagine filologica, ha voluto definire il campo semantico del termine in esame. L’operazione, basata sulla comparazione di fonti di diverso genere, ha interessato il periodo che va dall’antichità all’età moderna, con particolare attenzione al Medioevo. "Fuoco sacro divenne appellativo di una serie di epidemie a cui oggi riconosciamo differenti eziologie" ha spiegato l’autrice "e ciò non ha potuto che condizionare l’attendibilità dei racconti trasmessi". A tal proposito è stata rinvenuta la superficialità dei medici settecenteschi che, con un’erronea e pregiudiziale lettura delle cronache precedenti, avvalorarono l’identità tra ignis sacer, fuoco di Sant’Antonio ed ergotismo. "Con questo libro –  ha spiegato l’autrice – ho voluto, quindi, risolvere tale malinteso, oltre a voler sfatare la convinzione secondo cui l’ordine degli antoniani fosse unicamente impegnato nella cura di simili patologie".

Il giudizio degli esperti. "È la discussione non tanto di una malattia, quanto di una metafora che opera un progressivo schiacciamento tra il campo semantico del sacro e quello del fuoco" ha commentato Luigi Canetti.   Il docente bolognese ha voluto sottolineare la complessità del modello cronologico adottato dall’autrice, riconoscendole, inoltre, il merito di aver superato la categorizzazione tra testimonianze clericali, colte e popolane. Alessandro Pastore e Alessandro Arcangeli hanno, invece, rimarcato la corposità del lavoro, esaltandone la difficoltà nello stabilire un paradigma semantico-medico e una costruzione socio-culturale di così alto livello.

20.11.2013