Cheli con gli altri protagonisti del convegno

L’astronauta modenese ha raccontato agli studenti l’esperienza a bordo dello Space Shuttle Columbia

L’esperienza nello spazio dell’astronauta italiano Maurizio Cheli raccontata agli studenti di scienze motorie. L’appuntamento è stato organizzato da Carlo Cappelli, ordinario di Fisiologia del dipartimento di Scienze neurologiche e del movimento nell’ambito del più ampio progetto A-Fit, Astronaut exercise prescriptions promoting health and fitness on Earth. La conferenza è stata l’occasione anche per parlare degli effetti della microgravità sul corpo umano con particolare attenzione agli apparati cardiocircolatorio e muscolare. Sugli argomenti sono intervenuti Guido Ferretti dell’università di Brescia, Carlo Reggiani dell’ateneo di Padova e Paolo Bruseghini membro del progetto A-Fit.

Maurizio Cheli. Ospite atteso e applaudito, l’astronauta italiano si è raccontato al pubblico narrando la sua esperienza spaziale accompagnandola da curiosità e scatti mozzafiato sulla vita quotidiana a 350 chilometri dalla superficie terrestre. Nel febbraio del 1996 Cheli è stato protagonista della missione Nasa STS-75. A bordo dello Space Shuttle Columbia, ha oltrepassato il muro del suono a una velocità di 25 mila chilometri orari ed è stato protagonista dell’esperimento del filo conduttore lungo 21 chilometri che,nonostante si sia rotto, ha dimostrato la possibilità di produrre corrente elettrica sfruttando il campo magnetico terrestre. «Il tempo nello spazio è denaro» ha spiegato l’astronauta mentre descriveva gli obiettivi della missione «una preparazione scientifica di base e un alto grado di sopportazione sono i requisiti fondamentali per affrontare un simile viaggio».

La risposta fisiologica alla microgravità. Oggetto di approfondimento del convegno sono stati gli effetti della microgravità sul corpo umano con particolare attenzione agli apparati cardiocircolatorio e muscolare. Guido Ferretti ha constatato che fra gli adattamenti fisiologici si registrano una diminuzione della gittata cardiaca accompagnata dall’alterazione dei baroriflessi, nonché una riduzione del 10% del volume plasmatico. «L’assenza di peso» ha aggiunto Carlo Reggiani «determina una perdita di massa muscolare pari al 15-20% del totale e coinvolge soprattutto le fibre lente, responsabili del mantenimento posturale».

Il progetto A-Fit. Durante l’incontro sono stati illustrati i primi risultati del contributo veronese al progetto A-Fit, Astronaut exercise prescriptions promoting health and fitness on Earth, promosso e finanziato dall’Esa, European Space Agency, e coordinato dal Karolinska Institutet. La sperimentazione guidata da Carlo Capelli con la collaborazione di un gruppo di ricercatori di Scienze Motorie, si pone l’obiettivo di analizzare la risposta muscolare e cardiocircolatoria in dodici soggetti anziani maschi sottoposti a tre allenamenti settimanali. «Il programma prevede l’impiego di due tipi di attività volte a contrastare le conseguenze della microgravità» ha spiegato Paolo Bruseghini. «Gli effetti riscontrati in otto settimane di esercizi mostrano come l’allenamento aerobico riduca il rischio di patologie cardiovascolari e contrasti la sarcopenia conferendo più forza e massa ai muscoli sollecitati».