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Staminali del cervello: uno, nessuno, centomila

Nuove possibilità terapeutiche dalla ricerca di base spiegate da Francesco Bifari, ricercatore dell’università di Verona

di univr
15 Febbraio 2013
in Ricerca e innovazione

Nell’uomo alcuni organi presentano una capacità rigenerativa che persiste anche in età adulta. Per esempio, il midollo osseo, la cute o il fegato contengono “riserve” di cellule che ne permettono la rigenerazione continua. Queste cellule “di riserva” si chiamano staminali perché da loro, propri come dagli stami delle piante, può nascere un tessuto fatto da tanti tipi di cellule. Le cellule staminali sono cellule particolari: generalmente sono a riposo ma all’occorrenza possono moltiplicarsi e, pur senza consumare la “riserva”,  differenziare nelle cellule che compongono quel tessuto e quindi rigenerarlo. La ricerca di base di questi ultimi anni ha consentito l’identificazione di riserve di cellule staminali in tutti gli organi dell’uomo adulto. Il cervello è l’organo della mente. Esso è composto da diversi tipi cellulari, tra cui i neuroni che formano intricate reti di connessioni elettriche e chimiche. Questi complessi circuiti sono alla base delle tante funzioni superiori che ci caratterizzano come il pensiero e l’astrazione. Proprio questa complessità strutturale aveva portato all’assunzione dogmatica che il cervello fosse un organo “immobile”, privo di ricambio cellulare. Il dogma è stato cancellato dalla ricerca e la presenza di cellule staminali è stata dimostrata non solo nell’embrione (dove queste cellule servono per formare e portare a maturazione il cervello) ma anche nell’adulto.

Le cellule staminali nel cervello adulto. “Alcune evidenze – spiega Francesco Bifari, dottore di ricerca dell’università di Verona – mostrano un loro coinvolgimento nei processi di apprendimento, di risposta ai farmaci (dagli antidepressivi alle droghe) e più in generale di adattamento all’ambiente. Inoltre, la presenza di cellule staminali è stata descritta nelle regioni del cervello in cui avviene un danno, per esempio un’ischemia. Tuttavia rimaneva, fino a qualche anno fa, un problema concettuale che limitava il significato funzionale nonché il potenziale utilizzo di questa riserva di cellule staminali endogene. Il problema è che le cellule staminali del cervello venivano trovate quasi esclusivamente in una piccola area, detta zona sottoventricolare, che si trova all’interno del parenchima cerebrale”.

L'utilità delle cellule staminali. “Nel 2009 -continua Bifari – abbiamo pubblicato un lavoro, prodotto interamente nell’Università di Verona, che mostra l’esistenza di una rete diffusa di cellule staminali e di progenitori presente a livello delle meningi. Le meningi non sono solo l’involucro che avvolge e protegge il cervello. Esse si distribuiscono diffusamente anche all’interno del cervello, lungo i vasi del sangue e sono una sede in cui le cellule staminali soggiornano e si accumulano. Dalle meningi, le cellule staminali possono anche migrare dentro il tessuto nervoso e partecipare alla sua ricostruzione, come abbiamo dimostrato in un successivo studio pubblicato nel 2011 sulle risposte che si hanno dopo trauma del midollo spinale, la maggior causa di paralisi motoria della nostra società”. Questa scoperta, seguita da altre di altri laboratori internazionali, oltre ad aggiungere nuove conoscenze su come il cervello e il midollo spinale rispondono alle malattie, ha implicazioni importanti sul significato funzionale delle cellule staminali nel cervello. “Innanzitutto le cellule staminali possono muoversi tra le varie parti del cervello per andare dove servono sfruttando la rete diffusa delle meningi – sottolinea Bifari – Queste possiamo quindi considerarle come le strade delle città, mentre le sedi dove le cellule si trovano normalmente possiamo considerarle le “case”. A questo punto la difficoltà concettuale di cui parlavamo prima scompare e possiamo pensare alle cellule staminali del cervello non a una curiosità del cervello, un residuo del progetto evolutivo della specie umana, ma come a cellule dotate di un significato funzionale preciso. Quello che ora si ritiene sulla base delle ricerche sperimentali che anche noi stiamo portando avanti, è quindi che le cellule staminali possano essere coinvolte, oltre che nei fenomeni di adattamento, anche in risposte riparative a seguito di danni, cellule pronte per agire in ogni momento e in ogni regione del cervello e del midollo spinale”. Queste considerazione e i dati che le sostengono aprono importanti finestre sul mondo della terapia delle malattie neurodegenerative come illustra Bifari “quello che è evidente è che, nonostante la presenza di cellule staminali, le conseguenze di un trauma cerebrale, di malattie neurodegenerative gravi come la demenza e il morbo di Parkinson sono generalmente irreversibili. Ciò indica che le capacità riparative delle cellule staminali del cervello sono minime; ma il fatto di sapere che, se attivate o se trapiantate, esse possono poi diffondere con le meningi alle zone interessate incoraggia nuove ricerche dedicate allo sviluppo di trattamenti farmacologici innovativi capaci di modulare e incrementare la risposta rigenerativa endogena del cervello in caso di malattia e di restituire almeno in parte qualcosa di quello che si è perso”.

Infine, lo sviluppo delle conoscenze sulle cellule staminali del cervello e sulle loro relazioni con le meningi, insieme al fatto che le meningi stesse sono potenziali fonti da cui prelevare cellule staminali senza dover ricorrere a manipolazioni sull’embrione, rappresentano un’ulteriore momento di evoluzione della ricerca sull’utilizzo terapeutico di queste cellule. Cellule che una volta erano sconosciute, poi sono state viste in una piccola zona e ora troviamo abbondanti in tante aree. Una, nessuna e centomila.

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