Un momento dell'incontro

Infinitamente 2012. Uno sguardo dentro al cervello che cambia nel tempo, con Daniela Perani e Alessandro Vercelli

Se potessimo osservare il cervello mentre funziona cosa vedremmo? Come si attivano le aree cerebrali rispetto all’età? Nell’incontro “Le età del cervello” Daniela Perani, neuroscienziata dell'università Vita-salute San Raffaele di Milano, ha presentato i dati empirici raccolti con avanzate tecnologie. A seguire Alessandro Vercelli, docente dell'università di Torino, che invece ha parlato del rapporto tra cervello e Dna. Gli interventi sono stati introdotti rispettivamente da Giovanni Berlucchi, docente di Verona, e Carlo Combi, direttore del dipartimento di informatica. A coordinare l’evento Silvia Bencivelli, giornalista scientifico.

L’attività nel cervello. Il cervello è una struttura consistente e comune alle culture diverse; studiarlo in vivo con l’aiuto della risonanza magnetica significa poter rilevare le costanti della sua attività. "Con la moderna tecnica dell’imaging si osserva l’attività dell’emisfero sinistro nella comprensione e produzione del linguaggio, viceversa quella dell’emisfero destro relativa ai suoi aspetti melodici. “Anche il neonato è sensibile alla stimolazione biologica caratteristica del linguaggio umano, funzione fondamentale per l’apprendimento – ha spiegato Perani – La via ventrale del cervello, dedita alla comprensione della semantica della parola, è presente fin dalla più tenera età, mentre la via dorsale, dove risiedono le strutture associative elevate, matura nel tempo." Perani ha poi aggiunto che l’emisfero destro di un adulto è tanto sensibile alla musica quanto quello di un neonato. “L’esercizio costante mantiene il cervello in funzione e migliora la sua connettività – ha infine concluso – le persone con una buona occupazione e un alto livello di istruzione hanno meno possibilità di ammalarsi di Alzheimer.”

L’epigenesi. Alessandro Vercelli ha definito l'epigenesi come “l'insieme di cambiamenti ereditabili prodotti nel fenotipo e dovuti a processi indipendenti dalla sequenza originaria del Dna, che sono però trasferiti da una generazione all’altra.” L’influenza del patrimonio genetico non è assoluta nel definire le diverse aree della corteccia cerebrale, anche l’ambiente riveste un ruolo importante. La corteccia del cervello umano è suddivisa in mappe che corrispondono alle diverse parti del corpo; a determinare le loro localizzazioni funzionali sarebbero sia i geni sia altri fattori esterni. Ciò garantirebbe l’adattamento all’ambiente e dunque assumerebbe significato in termini evolutivi.