Francesco Profumo

Il ministro Francesco Profumo ha inaugurato con il suo discorso il 29esimo anno accademico dell’Università di Verona.

Formazione, innovazione e ricerca. È questa la ricetta che Francesco Profumo, ministro dell’università e della ricerca, ha proposto ieri a studenti e professori dell’Università di Verona durante l’inaugurazione del 29esimo anno accademico. “Due parole, speranza e ottimismo – ha esordito Profumo – stiamo vivendo una crisi forte, diversa ma anche simile a quella degli anni trenta. La crisi che stiamo vivendo deve essere vista come una grande opportunità per ciascuno di noi e per l’Italia, un’occasione di cambiamento e rinnovamento. Quello che dobbiamo fare è investire sui giovani e cercare di sviluppare una maggiore integrazione con le politiche europee”.

La via verso il cambiamento.Profumo è ministro, ma prima di tutto è docente universitario e professore, un addetto ai lavori consapevole della realtà in cui è inserito. Sa quali sono i progetti da portare avanti, quali le cose da cambiare. “Quello che il governo deve fare – ha affermato – è avviare un processo di modernizzazione del Paese attraverso l’università nel rispetto dei tempi. Non si può pensare di cambiare nel giro di pochi mesi, abbiamo bisogno di continuità e della giusta allocazione delle risorse. Linearità e semplicità sono parole chiave. L’università in questo momento deve essere capace di definire un piano programmatico che sia in grado di rispondere concretamente ai giovani. Prima di tutto bisogna saper gestire la quotidianità attraverso la semplificazione dell’amministrazione, per poter diventare un’università più moderna e capace di confrontarsi con l’Europa”. Obiettivi che possono essere raggiunti solo con una valutazione obiettiva del presente. “Dobbiamo valutare il nostro sistema universitario e della ricerca. Credo che questo Paese non abbia bisogno di nuove leggi ma di far funzionare meglio quello che noi abbiamo. Dobbiamo avviare un processo di modernizzazione attraverso l’università.Le università – ha proseguito – devono essere in grado di programmare e gestire i loro bilanci e lo possono fare solo se sanno quali risorse hanno a disposizione. Quest'anno , da considerarsi come periodo di transizione, distribuiremo i fondi di finanziamento ordinario con lo stesso meccanismo, dal 2013 cambierà in funzione dell’agenzia di valutazione e saremo in grado di rivedere e ridefinire le regole”.

Progetti e soluzioni. Il ministro ha chiari gli obiettivi del suo mandato. Tre sono le tappe fondamentali da percorrere. “Le università hanno bisogno di avere certezze su base pluriennale; il primo passo riguarda proprio tempi e allocazione delle risorse. Il secondo elemento è poi collegato alle attività di reclutamento, processo che in questi anni è stato rallentato.  Le università devono essere in grado programmare e definire gli investimenti sulle persone. Dobbiamo avere linearità di processo. Occorre dire ai nostri giovani quali siano i processi di reclutamento. Terzo elemento la semplificazione. Il nostro Paese deve essere normato in modo semplice. In ambito universitario la semplificazione dell’iscrizione degli studenti, dei processi interni e degli atti amministrativi renderà una università più moderna e capace di confrontarsi con l’Europa”.

Sinergia europea.“Questi anni di transizione rappresentano una importante palestra per le Università italiane, in vista del progetto europeo “Horizon 2020” che dal 2014 raggrupperà tutti i finanziamenti dell’Ue destinati alla ricerca e all’innovazione in un unico quadro di riferimento”. Una situazione difficile ma comunque risolvibile. Secondo il ministro “Per quanto riguarda il Programma Quadro, l’Italia contribuisce per il 15% degli interi importi ricevendo finanziamenti soltanto pari all’8% delle risorse complessive, con una perdita annua di 500 milioni di euro, cifra che oggi il nostro Paese non può più permettersi di perdere. Così proseguendo, nel 2014 tale perdita è destinata a crescere fino a 900 milioni di euro l’anno. Per questo – ha ricordato Profumo – nei prossimi due anni il Paese dovrà prepararsi a confrontarsi a livello internazionale. Le Università sono chiamate a partecipare in prima persona e ad essere parte attiva di questo processo, aumentando la competitività dei ricercatori. Se non c’è partecipazione attiva abbiamo già perso in partenza”.

Studenti e territorio.Internazionalizzazione si, ma senza dimenticare la realtà locale e regionale. “Fondamentale anche il rapporto con il territorio. Oggi le università sono determinanti per la crescita di un territorio, relazione non solo di tipo formale ma sostanziale. Il nuovo campus di Verona sarà rappresentativo di questo nuovo obiettivo. Senza l’Università la vostra sarebbe una provincia diversa. Occorre integrare le componenti universitarie con le eccellenze, progetti e finalità devono concorrere insieme, fare gioco di squadra. I sistemi della ricerca e della formazione sono capaci di esprimere qualità ma devono rinnovarsi, occorre uno sviluppo di sinergie e di azioni combinate”. Fondamentali anche i giovani e gli studenti. “Dobbiamo investire di più sui giovani, in particolare nel diritto allo studio. Credo che un'alleanza forte con gli studenti e le Regioni debba consentire di avere le risorse per garantire le opportunità di formazione agli studenti più meritevoli. Si tratta di mettere in gioco già da quest’anno circa 400 milioni di euro l'anno”.

Speranza e voglia di crescere.Verona può essere uno dei punti di partenza per la crescita del sistema universitario. Secondo il ministro quello scaligero è “un ateneo che è cresciuto e continua la sua corsa con lo sguardo rivolto alla ricerca. Ringrazio il rettore Mazzucco per aver saputo gestire in questi anni un’università giovane e per aver avuto la capacità di darle un valido indirizzo e una politica che andranno ben oltre il suo mandato”. Ottimismo e speranza di crescita, e un augurio finale per tutti noi: “se lavoriamo insieme possiamo farcela. E’ arrivato il momento di un cambiamento culturale. Coraggio e buon anno accademico.”