L'università di Verona alla mostra Venezia e l'Egitto

Pillole di Enrico Maria Dal Pozzolo, curatore dell'allestimento

Sono tornato in mostra e ho avuto la sensazione precisa che sarà molto bella. E’ bastato che quelle strutture imponenti e mute, che il primo giorno mi guardavano laconicamente, cominciassero ad accogliere un po’ di opere, per far sì che scorresse un flusso vitale, che cominciassero a prendere anima. Non che ci sia molto ora, sia ben chiaro: ma basta per delineare un primo tratteggio, come in quei giochi enigmistici in cui devi unire dei punti e la forma si costruisce. Qualche oggetto archeologico, dipinti, volumi. Ho avuto anche modo in questi giorni di controllare, tramite Skipe e un ragazzo di Mestre, il montaggio dei filmati con le opere che non siamo riusciti ad avere (i mosaici, gli enormi teleri, la sala egizia del Pedrocchi a Padova e tanti altri). Questa infatti sarà una mostra anche interattiva. Ho stilato anche i cosiddetti “spiegoni”, ovvero i testi didattici che introducono alle varie sezioni. Questi servivano al grafico per comporli e al traduttore per la versione in inglese (siamo a palazzo Ducale a Venezia ed è ben immaginabile che un’alta percentuale di visitatori sarà straniera).

Ma le sensazioni buone non sono state le uniche. C’è stata un po’ di tensione, perché l’architetto Lupo ha contestato la fattura di molti dettagli, secondo lui allestiti senza particolare attenzione visiva. Ha ragione ma, migliorarli, sarà continua lotta contro il tempo. Il tempo in queste situazioni si azzera; bisogna risolvere tutto all’istante, o quasi. Rappresenta una sfida anche riuscire a sintetizzare i tanti contenuti della mostra in maniera corretta e affascinante, nelle sequenze, negli spiegoni, nella comunicazione.

A lunedi,

Enrico Maria Dal Pozzolo