Quali consigli per le future matricole?

Intervista al vicepresidente del Consiglio studenti Omar Rahman

"Penso che un laureato non debba portare a casa il semplice pezzo di carta, ma un'esperienza di vita che si coltiva con nuove amicizie, con il rapporto con i professori e con tutte le persone che popolano la nostra università" Queste le parole di Omar Rahman, studente della facolta di Economia, vice-presidente del Consiglio degli studenti dell'ateneo scaligero.  Rahman, ventunenne residente a Valeggio sul Mincio, è stato eletto nelle ultime elezioni studentesche nelle liste di Azione Universitaria – Studenti per la libertà.

Omar, un consiglio alle future matricole. Quali sono a suo avviso le modalità più efficaci per partecipare attivamente alla vita universitaria?

Penso che per partecipare alla vita universitaria serva entusiasmo e voglia di fare, sembrano frasi fatte ma la realtà è questa. Lo studente deve sentirsi partecipe a questa comunità e credere nella sinergia delle forze per poter permettere all'ateneo  di crescere e poter competere con le altre università venete.

Visto il suo ruolo, ha sicuramente il polso della situazione per quel che riguarda il pensiero degli studenti. Qual è l’opinione diffusa sul livello della didattica e sui servizi offerti dall’università?

L' opinione diffusa è che il livello della didattica sia molto buono, parlano le statistiche, un'alta percentuale degli studenti laureati nella nostra università trova lavoro dell'arco di un anno. Questo dato testimonia l'alta qualità dell'insegnamento del nostro ateneo.

Il periodo universitario è, indubbiamente, una fase importante nella vita della persona. Quali consigli può dare per vivere al meglio questi anni?

Non penso che esista una ricetta comune, alla fine dipende dalla personalità dello studente, certamente per svolgere bene questo ciclo fondamentale della propria vita bisogna, senza ombra di dubbio, vivere e respirare la vita universitaria, certamente bisogna studiare, ma lo studio non è tutto. Penso che un laureato dall'università non debba portare a casa il semplice pezzo di carta, ma un'esperienza di vita che si coltiva con nuove amicizie, con il rapporto con i professori e con tutte le persone che popolano la nostra università.

Come costruire una città a misura di studente. A suo avviso quali sono le luci e le ombre di “Verona” universitaria?

Per rispondere a questa domanda dovremmo partire dalla preistoria. Oltre gli scherzi penso che sia un problema molto spinoso. L'ateneo veronese è collocato in una posizione scomoda per la sua crescita ed espansione, l'unica soluzione possibile è proprio la realizzazione del campus universitario negli spazi dell'ex caserma Passalacqua sperando che con questa realizzazione la logistica universitaria possa riprendere a funzionare con parcheggi esclusivi per gli studenti e altri servizi importanti per lo studente.