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Scienze motorie: una tesi di laurea sul progetto Paseo

Nicole Tabarini ha concluso i suoi studi con una tesi intitolata “Esigenze e barriere per l’attività fisica nella popolazione anziana. Indagine regionale su due gruppi di anziani all’interno del progetto europeo Paseo”

di univr
4 Luglio 2011
in Ricerca e innovazione

Per Nicole Tabarini, studentessa della facoltà di Scienze motorie di Verona, la collaborazione come membro dello staff del progetto Paseo ha rappresentato un’occasione di studio ed approfondimento che l’ha portata a volerne creare una tesi di laurea specialistica in Scienze delle attività motorie, preventive ed adattate.

Il progetto Paseo. L’Unione Europea ha finanziato il progetto Paseo, iniziativa volta ad incrementare la realizzazione di programmi di promozione dell’attività fisica per le persone anziane sedentarie, aiutando la costruzione di necessarie strategie politiche in 15 diverse nazioni europee. Tutto questo viene concretizzato nel raggiungimento di obiettivi strategici specifici tra cui la valutazione delle modalità in essere di promozione dell’attività fisica per l’anziano sedentario, la costruzione di alleanze per rafforzare la capacità di promozione di tale attività e lo sviluppo di nuove capacità di promozione di attività fisica specifica attraverso le alleanze nazionali. In Italia Paseo è coordinato e promosso da Federico Schena, ordinario della facoltà di Scienze motorie dell’università Verona, in collaborazione con l’Ulss 13 del Veneto ed alcuni Comuni della Riviera del Brenta.

Una tesi per dar voce agli anziani. Il lavoro svolto da Nicole Tabarini ha portato alla realizzazione di una tesi intitolata “Esigenze e barriere per l’attività fisica nella popolazione anziana. Indagine regionale su due gruppi di anziani all’interno del progetto europeo Paseo”. “Questa tesi descrive l’attività svolta localmente – ha dichiarato Tabarini – nella zona del Brenta, dal progetto Paseo e il motore che si sta muovendo, da qualche anno, per prevenire le possibili future situazioni di disabilità e dipendenza diffusa nella popolazione anziana e, inoltre, per dar rilievo al forte impatto dell’attività fisica sui costi sanitari”. La prima fase del progetto richiedeva un contatto diretto con un campione di popolazione anziana, al fine di ricavare informazioni sulla loro visione delle capacità di promozione dell’attività fisica sul territorio. A questo fine, il gruppo di ricerca del progetto della facoltà di Scienze motorie ha dato voce a due campioni di anziani per capire le loro richieste ed esigenze nei riguardi dell’attività fisica e sondare i motivi delle eventuali barriere che impediscono la soddisfazione dei bisogni e la realizzazioni dei loro propositi.

Il metodo. Sono stati organizzati due focus group distinti, uno a Mira e uno a Verona, entrambi composti da partecipanti eterogenei nel genere, nell’età e nello stile di vita. Il gruppo di ricerca ha presenziato alle due discussioni di gruppo con i medesimi membri dello staff e con la stessa scaletta di domande di approfondimento. Il materiale raccolto è stato analizzato e differenziato nelle due categorie: esigenze e barriere e in un secondo momento nei due campioni di riferimento.

I risultati ottenuti. Il lavoro ha fatto emergere delle esigenze del target specifico. Tra le maggiori richieste presentate troviamo una migliore collaborazione intersettoriale: emerge il bisogno di una maggiore comunicazione, il coinvolgimento dei medici di Medicina generale e un aumento dell’attività di promozione; maggior offerta target specifica: attività adattate per tipologie di utenza, implementazione dell’attività di gruppo e di attività guidata e supervisionata da una figura esperta e più offerta in ambiente naturale. Per quanto concerne le barriere riscontrate sono state evidenziate alcune lacune del sistema attuale tra cui: comunicazione non efficace come causa della disinformazione, della mancanza di attività di promozione e dell’insoddisfacente comunicazione tra Comuni, associazioni e società sportive; barriere ambientali: si è testimoniata la presenza di poche strutture in ambiente naturale come ad esempio percorsi pedonali, ciclabili, percorsi vita, parchi e marciapiedi e la mancanza di sicurezza di quelle esistenti; per gli impianti sportivi si è registrata poca disponibilità delle strutture, in contrasto con alti livelli di richiesta e la presenza di barriere architettoniche per le persone disabili; mancanza di personale qualificato: è sentita poco la presenza del laureato in Scienze motorie, della figura di un esperto e di un supporto sociale, soprattutto nei confronti delle persone con disabilità fisiche.7

I possibili interventi. I dati raccolti sono stati studiati alla luce di un modello riconosciuto scientificamente: il “Modello integrato per un comportamento salutare”. Grazie al confronto dei dati raccolti sulla base di questo modello si è potuta ipotizzare una scala di intervento, ossia una gerarchia di azioni, che possa portare alla risoluzione a lungo termine delle problematiche sostenute dalla nostra popolazione indagata. L’intervento dovrebbe passare dalla risoluzione delle questioni intra-personali, come la motivazione e la determinazione, passando per quelle inter-personale e quelle relative al contesto fisico-ambientale, per arrivare ad un lavoro nel contesto politico. “Quest’ultimo, che dovrebbe includere tutti gli enti ed i loro rappresentanti – ha spiegato Schena, relatore della tesi – è alla base del buon funzionamento dell’intero intervento. Attraverso lo studio e l’applicazione di questi modelli si auspica una sinergia nel campo della promozione alla salute nella popolazione anziana attraverso l’attività fisica che possa permettere un impegno intersettoriale mirato, continuo, duraturo e che porti, a lungo termine, dei benefici a livello dei costi sanitari”.

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