Mattia Toffolutti

Intervista a Mattia Toffolutti, laureato alla facoltà scaligera, oggi nuovo preparatore atletico del Cesena Calcio

Alla facoltà di Scienze Motorie i laureati fanno.. carriera. È questo il caso di Mattia Toffolutti, ex studente dell’università scaligera, oggi nuovo preparatore atletico del Cesena Calcio. 44 anni, dal 2007  è consulente per diverse squadre della serie A, tra cui Fiorentina, Udinese, Palermo; professionista nell’ambito della consulenza sportiva, ha collaborato con la West Ham. Con la facoltà di Scienze Motorie Toffolutti conserva ancora un legame particolare, confermato dalla sua collaborazione con il centro di preparazione alla Maratona diretto da Federico Schena.

La storia. Quella di Mattia Toffolutti è una storia tutta particolare. Un percorso “all’inverso”, iniziato prima dal mondo del lavoro in campo sportivo, dove ha acquisito una certa esperienza. Sentiva però che gli mancavano le basi teoriche e scientifiche che avrebbero completato la sua formazione. Dopo una laurea in Scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Venezia è così approdato a 36 anni alla Facoltà di Scienze Motorie dove si è distinto per le sue competenze e per la sua grande passione. Rappresentante degli studenti,  allenatore della squadra nazionale militare di Triathlon, Toffolutti ha condotto anche il programma “110 e Sport” in onda su “Fuori Aula Network” la web-radio dell’Università di Verona, con la quale collabora ancora attualmente.

Questo particolare percorso e gli studi alla Facoltà di Scienze Motorie lo hanno portato a ricoprire oggi un ruolo di responsabilità come quello di preparatore atletico del CesenaCalcio, dimostrando come tali studi forniscano una valida e completa preparazione a chi pensa al proprio futuro professionale in ambito sportivo.

Cosa consiglierebbe agli studenti di Scienze Motorie che aspirano ad una carriera in questo settore?

 La differenza fra teoria e pratica è a volte molto importante, ma una non può prescindere dall’altra. Fate tesoro di tutte le conoscenze acquisite durante gli studi, anche se vi sembrano poco utili ai fini pratici. Vi faccio solo l’esempio della mia tesi di laurea, apparentemente fine a stessa: “Il calcio giapponese, tra sport, costume e cultura”, mi è servita come trampolino di lancio per la mia carriera odierna;  è stato proprio grazie a questo lavoro che ho conosciuto Massimo Ficcadenti, all’epoca allenatore del Verona, oggi del Cesena.

Come è arrivato dalla scenografia alle Scienze Motorie?

Ho sempre coltivato la passione per lo sport fin da giovanissimo e quando questa passione è diventata anche una professione ho sentito l’esigenza di approfondire le mie conoscenze. Così mi sono iscritto agli studi di Scienze Motorie, ho voluto comprendere le basi del comportamento sportivo, il perché si fanno o si devono fare certe attività e cosa lo sport a quel livello implichi, il ragionamento che ci sta dietro: anche con tutta la pratica di questo mondo, il quadro non è completo finchè non si acquisiscono anche conoscenze di fisiologia, anatomia e neurofisiologia”.

Cosa vuol dire esattamente essere preparatore atletico? Innanzitutto bisogna sapere come stare in mezzo agli sportivi e in questo devo dire che sono stato aiutato moltissimo dal tipo di formazione che ho ricevuto. Le scienze umanistiche assieme alle Scienze Motorie mi hanno dato la possibilità di avere una percezione a 360° dell’atleta e di come deve essere guidato dal punto di vista sportivo e di fitness, ma anche da quello umano e psicologico che non sono meno importanti: devi riuscire ad “entrare nell’atleta”e questo lo puoi fare solo con un’ottima comunicazione; mi è capitato di preparare anche atleti forti, che hanno bisogno di supporto psicologico, il confronto con te stesso e la tua preparazione quindi è continuo.

Ha ancora legami con la facoltà di Scienze Motorie?

Ho conservato un ottimo rapporto sia professionale che umano. Collaboro con il centro di preparazione alla maratona diretto da Federico Schena, progetto test di valutazione funzionale degli atleti e svolgo consulenze, mi piace tornare in quell’ambiente ogni tanto. L’anno scorso ho collaborato anche con il centro di studi e ricerca sul rugby.

Complimenti le ha provate quasi tutte le discipline…

È  utile non fossilizzarsi nella propria specialità, infatti da ogni diversa disciplina sportiva puoi acquisire degli aspetti utili a costruire una migliore metodologia e qualità del lavoro nel campo sportivo; io provengo da uno sport di endurance individuale ma multidisciplinare (nuoto, bici, corsa) quale il Triathlon, che fornisce una conoscenza diversificata e che mi ha permesso di plasmare la mia mentalità per convertirmi agli sport di squadra. Ho cominciato facendo test funzionali a squadre di Serie A, cercando di capire cosa vuol dire “visione globale” ed aggiornamento continuo. Oggi questo è il mio lavoro: preparare una squadra dal punto di vista atletico vuol dire avere una visione completa e preventiva, mettere in conto le possibilità e gli imprevisti.