Verona capitale della pediatria

Attilio Boner con il presidente Fimp Giampietro Chiamenti

Oltre 500 medici e specialisti provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento a Verona per discutere e confrontarsi sui più recenti progressi scientifici raggiunti nell’ultimo anno in ambito pediatrico. È accaduto in occasione del 19esimo congresso “Format 2017: Laboratorio di interattività tra livelli specialistici pediatrici” che si è svolto il 12 e il 13 maggio alla Gran Guardia con il coordinamento scientifico di Attilio Boner, direttore del dipartimento Materno e infantile dell’ospedale della donna e del bambino e professore di Pediatria dell’università di Verona.

Nei due giorni sono state affrontate le novità scientifiche emerse nell’ultimo anno in ambito pediatrico, spaziando a 360 gradi dalla patologia respiratoria e allergologica (asma, anafilassi, allergie alimentarie e respiratorie) a quella pediatrica generale, in particolar modo i disturbi delle vie urinarie, malattie e sindromi metaboliche, malattie endocrinologiche con spazio anche all’infettivologia, dermatologia, neuropsichiatria infantile, malattie ginecologiche pediatriche, nutrizione e prevenzione delle malattie cardiovascolari.

In particolare, Boner con la relazione  "La prevenzione delle malattie non trasmissibili dell’adulto è possibile solo in età pediatrica" ha portato gli ultimissimi dati scientifici che dimostrano la fondamentale necessità di fare prevenzione non solo in ambito nutrizionale, ma ambientale e sociale. Un argomento di scottante attualità per il pediatra che deve essere protagonista al fine di poter far crescere un "adulto sano". “Il XX secolo è stato segnato dall’ipotesi di Barker che ha dato un contributo significativo negli studi sullo sviluppo delle malattie croniche dell’adulto – spiega il professor Boner - Secondo tale ipotesi di Barker, il periodo della gravidanza e l’ambiente intrauterino sono decisivi per l’inclinazione allo sviluppo di malattie in età adulta come ipertensione, diabete, malattie coronariche, metaboliche, polmonari, renali e mentali. L’ambiente esterno influisce sulla determinazione dello sviluppo di un fenotipo particolare adatto a un ambiente con le caratteristiche che più si avvicinano a quello intra-uterino. Se l’ambiente extra-uterino si discosta nettamente da quello intra-uterino, il feto sarà più incline a sviluppare malattie. Studi successivi hanno dimostrato che malattie materne come depressione e stati ansiosi, epilessia, asma, anemia, malattie del metabolismo come il diabete, sono in grado di alterare la crescita e lo sviluppo fetale. Analogamente anche lo stile di vita materno, in particolar modo la dieta, l’esercizio fisico e il fumo in gravidanza, ha un peso importante nel determinare predisposizioni allo sviluppo di patologie che si manifesteranno sia durante l’infanzia ma anche durante la vita adulta. Infine l’ambiente, sia domestico sia quello esterno, in cui vive il bambino è ricco di potenziali fonti di inquinanti che in alcuni casi possono essere evitati facilmente”.

15.05.2017

 

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