Da Verona arriva il primo test al mondo per farmaco contro un cancro allo stomaco senza speranze

Il team di ricercatori dell’ateneo vuole portare i test dal laboratorio alle cliniche

Speranze che si riaccendono. La moderna lotta ai tumori è sempre più caratterizzata da nuove armi terapeutiche potenzialmente in grado di salvare malati che prima non avrebbero avuto alternative di trattamento perché tutto è già stato tentato e non ha funzionato. Contro una grave forma di tumore gastrico, il gruppo di ricerca guidato da Davide Melisi, docente di Oncologia medica dell’ateneo, nel dipartimento di Medicina, diretto da Olivero Olivieri, è il primo al mondo a testare un farmaco molecolare che promette di dare nuova speranza a chi è già stato sottoposto alle cure standard. I ricercatori hanno identificato una nuova strategia terapeutica per il trattamento dei pazienti affetti da cancro gastrico Her2-positivo in stadio avanzato e cercano ora pazienti da “arruolare” per la sperimentazione.

Questa è una storia di passaggio diretto dagli studi di laboratorio al letto dei pazienti; nei loro laboratori, infatti, gli scienziati hanno dimostrato che il cancro gastrico Her2-positivo “impara a resistere al trattamento standard di prima linea con il farmaco anti-Her2 trastuzumab attraverso l’espressione di un differente recettore di membrana chiamato Fibroblast Growth Factor 3 o Fgfr3. – spiega Melisi – Questi risultati preclinici hanno costituito il razionale per il primo studio clinico al mondo in pazienti affetti da cancro gastrico Her2-positivo in progressione da trastuzumab con un potente farmaco inibitore di Fgfr3 chiamato pemigatinib.”

“Il cancro gastrico è una delle neoplasie umane più letali”, evidenzia Melisi, che è anche responsabile dell’Unità di ricerca di Oncologia molecolare e clinica dell’apparato digerente del Lurm, Laboratorio di ricerca di ateneo, sottolineando la sua soddisfazione per i risultati ottenuti dal gruppo di ricerca.

“Moltissimi – racconta Melisi – sono i pazienti con cancro gastrico che si rivolgono al team multidisciplinare dell’azienda ospedaliera veronese tra l’Oncologia medica e l’Unità di Chirurgia generale ed Esofago e Stomaco diretta da Giovanni da Manzoni. Per questo, negli ultimi anni, anche grazie al sostegno della Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), ci siamo concentrati nello studio dei meccanismi molecolari che sono la ragione della resistenza del cancro gastrico al trastuzumab in diversi modelli preclinici.”

Melisi rivolge, infine, un appello ai giovani medici, oncologi che possiedono il “sacro fuoco” della ricerca, pronti a mettersi in gioco per affrontare un ambito di ricerca certamente complesso e spesso emotivamente coinvolgente, ma che porta sempre più spesso a entusiasmanti successi.