Child's hand on a grid of a metal fence

Focus sulla ricerca internazionale coordinata dal Centro Oms di ateneo in occasione della Giornata mondiale del rifugiato

Il 20 giugno di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. Durante il percorso migratorio, i rifugiati sono esposti a fattori di stress traumatici e per questo sono a rischio di sviluppare varie forme di disagio psicologico. Su questo tema il Centro Oms di ricerca in salute mentale, afferente al dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’ateneo veronese, coordina un progetto di ricerca internazionale finanziato dalla Comunità europea che ha come obiettivo quello di mettere a punto specifici interventi psicosociali.

La giornata mondiale del rifugiato – spiega Corrado Barbui, direttore del Centro Oms di ricerca in salute mentale dell’ateneo veronese – è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite al fine di prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati. Ci occupiamo di benessere psicologico perché i dati epidemiologici, sia quelli internazionali sia quelli raccolti nel nostro territorio, indicano che oltre un terzo dei rifugiati soffre di disagio psicologico clinicamente rilevante. È chiaro quindi che fornire supporto psicologico è un investimento per evitare che il disagio evolva in un disturbo di tipo psichiatrico”.

Il Centro Oms scaligero è attivo con progetti a livello locale e internazionale. A livello locale, in collaborazione con il Consiglio Italiano per i rifugiati e Caritas, viene fornito un intervento di screening e supporto psicologico ai rifugiati ospitati nel territorio veronese, e questa attività genera dati epidemiologici preziosi che vengono elaborati dai ricercatori dell’ateneo scaligero per aumentare le conoscenze epidemiologiche su questo tema. A livello internazionale, il Centro Oms coordina un progetto che coinvolge dieci centri europei. “Stiamo cercando di capire – prosegue Barbui – se un nuovo intervento psicosociale, sviluppato dalla Oms, è efficace nel migliorare il disagio psicologico dei migranti evitandone l’evoluzione in patologie psichiatriche conclamate. Una volta verificata l’efficacia dell’intervento psicosociale, il progetto si propone di diffonderne l’utilizzo a livello globale”.

In futuro verranno attivati percorsi di promozione della salute mentale basati sulle prove di efficacia. “Nell’ambito del progetto di eccellenza del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento – aggiunge Barbui – stiamo disegnando, assieme a Federico Schena, docente di Metodi e didattiche delle attività sportive, un progetto che utilizzi l’esercizio fisico come mezzo per favorire il benessere psicologico, la qualità della vita e l’inclusione sociale dei migranti”. Il Centro Oms consolida in questo modo le proprie competenze per quanto riguarda il trattamento, la prevenzione delle malattie psichiatriche e la promozione della salute mentale.

Elemento importante della progettualità è anche il coinvolgimento di numerosi ricercatori dell’ateneo veronese che, con grande professionalità e passione, collaborano e contribuiscono alle ricerche: Michela Nosè, Marianna Purgato, Giulia Turrini, Giovanni Ostuzzi, Chiara Gastaldon, Davide Papola, Federico Tedeschi, Elisa Zanini, Chiara Resentera, Marta Marvilly, Francesca Vitali, Doriana Rudi.