Ricercatore di ateneo tra gli autori di uno dei migliori studi 2018 selezionati da Blood

Massimiliano Bonifacio lavora nella sezione di Ematologia del dipartimento di Medicina diretto da Mauro Krampera

“Trattamento con Blinatumomab della malattia residua minima negli adulti con leucemia acuta linfoblastica B” questo il titolo dello studio selezionato dalla rivista Blood come uno dei dieci migliori papers pubblicati nel 2018. Alla ricerca ha partecipato Massimiliano Bonifacio, ricercatore del dipartimento di Medicina sezione di Ematologia diretto da Mauro Krampera.

Lo studio, coordinato da Nicola Gökbuget, professore alla University Hospital Frankfurt in Germania, è stato svolto su un campione di 116 pazienti, tutti affetti da leucemia acuta linfoblastica B con persistenza o recidiva di malattia residua minima dopo almeno tre cicli di chemioterapia intensiva. L’obiettivo della ricerca era di individuare uno standard per trattare questi pazienti e a oggi non esistente. A questo scopo è stato somministrato al campione il Blinatumomab, primo farmaco disponibile per uso umano appartenente a una nuova classe di agenti terapeutici in grado di reclutare le cellule del sistema immunitario del paziente rendendole capaci di riconoscere e distruggere le cellule leucemiche.

Al termine dello studio, il 78% dei pazienti resistenti alla chemioterapia ha ottenuto la scomparsa della malattia residua minima dopo un singolo ciclo di immunoterapia. Un follow-up della ricerca ha mostrato che il 50% dei pazienti è vivo dopo oltre quattro anni dal trattamento.

Il gruppo di ricerca di ateneo, diretto da Krampera, sta conducendo ulteriori studi di laboratorio per individuare i meccanismi di interazione tra Blinatumomab e sistema immunitario e sta portando avanti ricerche cliniche per valutare la terapia con Blinatumomab anche nei pazienti con leucemia acuta linfoblastica di nuova diagnosi, nell’ambito di uno studio nazionale promosso dalla fondazione Gimema.

La ricerca apre possibili scenari futuri per la cura della malattia residua minima. L’immunoterapia potrebbe diventare un nuovo standard per trattare i pazienti prima che vadano incontro a recidiva e progressione. Sono necessarie, però, ulteriori prove sia di laboratorio che cliniche.